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Il bisonte americano non è più a rischio estinzione grazie ai nativi

Grazie all’intervento dei nativi, in poco più di 100 anni il bisonte americano non è più a rischio estinzione: la popolazione risulta stabile

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Un bisonte americano (Foto Pixabay)

I coloni europei lo avevano cacciato fino al rischio estinzione, ma oggi il bisonte americano non lo è più. Come la storia insegna, già dai primi anni dell’Ottocento i coloni europei hanno iniziato a espandere le Tredici colonie verso ovest. Nel farlo hanno incontrato la resistenza dei nativi americani. Per queste popolazioni l’animale costituiva un’importante fonte di cibo e di pelle per i vestiti.

I coloni decimano i bisonti, che hanno bisogno di tutela

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Un esemplare di bisonte americano durante l’inverno (Foto Pixabay)

I conquistatori hanno così iniziato a decimare i bisonti, uccidendone circa 50 milioni per cibarsene, per sport e soprattutto per privare le popolazioni indigene del loro fondamentale patrimonio naturale. Alla fine del diciannovesimo secolo, infatti, il numero di Bison bison raggiunse un minimo storico: quegli animali erano a rischio estinzione, essendo in meno di un migliaio in tutto il mondo.

Infine, per fare spazio alle coltivazioni intensive, l’habitat naturale di questa specie è stato piano piano distrutto. Insomma, circa 120 anni fa è apparso chiaro che questi animali avessero bisogno di un intervento di tutela, che li aiutasse a salvarsi dalla scomparsa.

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La situazione oggi: il bisonte americano non è più a rischio estinzione grazie ai nativi

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Alcuni bisonti americani (Foto Pixabay)

All’inizio del secolo scorso, dunque, i nativi americani hanno iniziato in autonomia ad allevare i bisonti: partendo dai pochi esemplari ancora in vita, li hanno fatti riprodurre. Successivamente anche le autorità presenti in nord America hanno dato il via a programmi di conservazione, per cercare di fermare quello che si annunciava come un disastro ecologico, ovvero l’estinzione della specie.

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Oggi, quindi, la popolazione mondiale di bisonte americano risulta stabile: si conta che ci siano tra i 30 e i 60 milioni di esemplari. Tuttavia, poiché le mandrie di conservazione contano pochi esemplari (si parla di circa 30mila capi), si ha una perdita di diversità genetica della specie. Un rischio enorme: una malattia o altri eventi esterni potrebbero portare a un elevato tasso di mortalità in questa specie, vanificando tutti gli sforzi fatti fino ad ora. Insomma, la lotta per salvare questo grande mammifero è ancora bel lontana dal dirsi conclusa.

Matteo Simeone