Bruno, il cane eroe, non sarebbe stato ucciso da un boccone avvelenato: indagato il suo istruttore

L’ultimo saluto al cane molecolare Bruno ha scosso l’Italia intera. Bruno è un Bloodhound, o cane di Sant’Uberto, che è stato attivo presso il dipartimento sicurezza cinofili Endas. Presentato come l’unico cane molecolare operativo nel Sud Italia, Bruno non era solo un animale da lavoro; era un simbolo di legalità e speranza. Il racconto della sua morte, avvenuta nel luglio del 2025, è stato recentemente arricchito da una verità processuale opposta, che ha trasformato il dramma della crudeltà in un giallo giudiziario.
La morte del cane molecolare Bruno scuote le coscienze: dall’avvelenamento alle indagini nei confronti dell’allenatore del quattro zampe
Addestrato da Arcangelo Caressa, direttore tecnico nazionale della cinotecnica Endas, il Bloodhound Bruno era celebre per le sue capacità di ricerca, doti che lo avevano reso un pilastro nelle operazioni di soccorso e sicurezza. Quando, nell’estate del 2025, si diffuse la notizia della sua morte a causa di un boccone avvelenato, l’onda d’urto fu immediata.

Secondo la denuncia iniziale sporta dallo stesso Caressa, il cane era stato brutalmente ucciso tramite la somministrazione di “bocconi killer”: polpette imbottite di chiodi e veleno. Il racconto di un cane servitore dello Stato eliminato in modo brutale da ignoti aveva scatenato un corto circuito mediatico. Anche i vertici delle istituzioni si erano sentiti in dovere di intervenire. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva espresso il proprio sdegno, definendo l’episodio come un atto “vile e inaccettabile”.
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Bruno era diventato, in poche ore, il simbolo dell’innocenza violata dalla mano criminale. In questi mesi, la Procura di Taranto ha continuato a lavorare sui fatti, e i risultati emersi hanno ribaltato le precedenti convinzioni. Le accuse contro ignoti per avvelenamento sono crollate sotto il peso delle prove scientifiche. L’esame autoptico, affidato a un medico veterinario specialista, ha rivelato dati inconfutabili.

Secondo il referto medico, Bruno non avrebbe ingerito alcun corpo estraneo. Nello stomaco e nell’intestino del cane non è stata trovata, infatti, alcuna traccia di chiodi. I test tossicologici non hanno rilevato sostanze velenose. Il dato più sconcertante riguarda lo stato nutrizionale dell’animale al momento del decesso. L’autopsia ha stabilito che Bruno non mangiava da oltre venti ore, dettaglio che stride con l’ipotesi di una morte avvenuta per ingestione recente di bocconi avvelenati.
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Alla luce di queste evidenze, la posizione di Arcangelo Caressa è mutata: da parte lesa e accusatore, l’istruttore è stato iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di simulazione di reato. L’indagine, coordinata dai magistrati tarantini, non si è fermata all’autopsia. Gli inquirenti hanno raccolto testimonianze che smentiscono la presenza di polpette o esche sospette nel box del cane al momento del ritrovamento. Bruno è morto per cause che la giustizia sta ancora cercando di decifrare.

Gli investigatori stanno ora analizzando le procedure seguite dopo il decesso. In caso di morte sospetta di un animale impiegato in servizi di sicurezza, o laddove si ipotizzi un reato, è obbligatorio avvisare immediatamente le autorità sanitarie (ASL) e le forze dell’ordine per consentire i rilievi. Secondo la Procura, invece, il seppellimento di Bruno sarebbe avvenuto senza alcuna comunicazione ufficiale, un’anomalia procedurale che ha spinto i magistrati a ordinare perquisizioni e sequestri.
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Gli inquirenti hanno acquisito i dispositivi elettronici di Caressa per ricostruire le comunicazioni e la genesi del racconto diffuso sui media. Per verificare lo stato di salute pregresso dell’animale e le certificazioni del Dipartimento Endas è stata acquisita la documentazione cinofila. Mentre Arcangelo Caressa dovrà difendersi dalle accuse e spiegare i motivi di quella che la Procura definisce una “messinscena”, resta il dolore per la perdita di cane.
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La magistratura continuerà il suo corso per stabilire se dietro questa simulazione vi fossero interessi d’immagine, personali o di altra natura. Nel frattempo, rimane il dolore per la morte del cane molecolare Bloodhound che per anni ha dedicato il suo impegno nel trovare e salvare persone in difficoltà. (di Elisabetta Guglielmi)