Cani e gatti costano sempre di più, ma l’abbandono non è solo una questione economica

Aumentano i costi per mantenere cani e gatti, ma l’abbandono degli animali domestici non avviene solo per motivi economici.

cane e gatto seduti sulla panchina
Nonostante una sensibilità crescente che vede quasi nove italiani su dieci considerare l’animale componente delle famiglie, l’abbandono continua a essere un grave fenomeno sociale (Foto Canva -amoreaquattrozampe.it)

Il panorama sociale italiano del 2025 delinea un paradosso stridente: mentre l’animale domestico viene considerato sempre più di frequente come un “membro della famiglia”, la realtà dei fatti restituisce un’immagine preoccupante per gli abbandoni sempre più diffusi di cani e gatti. Secondo i dati delle indagini, le ragioni per cui gli animali vengono abbandonati non sono riconducibili sempre e solo a motivazioni economiche.

I motivi dell’aumento degli abbandoni di cani e gatti: non influiscono solo ragioni economiche

L’abbandono e la rinuncia di proprietà non sono più fenomeni confinati alla sola stagione estiva, ma si sono trasformati in una tendenza annuale, un segnale allarmante di una fragilità culturale profonda che va ben oltre la contingenza economica.

cane e gatto in casa
Aumentano i costi per mantenere cani e gatti, ma gli abbandoni non avvengono solo per motivi economici (Foto Canva -amoreaquattrozampe.it)

Secondo i dati del Rapporto Italia 2025 di Eurispes, oltre il 40% degli italiani convive con un animale, per un totale che sfiora i 21 milioni tra cani e gatti. Eppure, dietro questa facciata ogni anno tra i 50.000 e gli 80.000 animali vengano rifiutati dal nucleo familiare. Il 2025 è stato un anno di forti rincari. Il mantenimento di un animale domestico ha raggiunto costi medi considerevoli: circa 1.263 euro annui per un cane e 767 euro per un gatto.

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L’inflazione ha colpito duramente soprattutto le spese veterinarie, portando quasi 4 milioni di proprietari a rimandare esami diagnostici essenziali. Tuttavia, il fenomeno dell’abbandono non è dovuto solo alla mancanza di risorse finanziarie. Le statistiche fornite dalle associazioni di categoria, come l’Enpa, rivelano una verità molto più scomoda. Solo il 5% delle rinunce di proprietà è direttamente riconducibile a reali difficoltà economiche. Il restante 95% è dovuto all’idea che l’essere senziente sia relegato a un oggetto di consumo.

cane e gatto addormentati
La crisi economica sembra aver impattato sul rapporto tra gli italiani e gli animali: sempre secondo il rapporto Eurispes 2025 (Foto Canva -amoreaquattrozampe.it)

Questa dinamica evidenzia una società basata sull’apparenza, incapace di gestire l’impegno che una vita altrui comporta. L’abbandono diventa così la soluzione rapida a un “problema di gestione”, un atto che recide un legame affettivo non appena questo richiede un sacrificio personale o un cambiamento nello stile di vita. Il passaggio dalla “rinuncia di proprietà” all’abbandono in strada è un confine sottile, segnato spesso dalla viltà.

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Le recenti storie di cronaca sono emblematiche. Sin dai primissimi giorni del nuovo anno sono arrivate notizie di cani legati ai pali all’indomani del Capodanno, cuccioli lasciati al gelo in gabbie lungo le statali o gatti abbandonati nelle stanze di strutture ricettive. Sebbene alcuni di questi animali vengano recuperati e i responsabili denunciati grazie al microchip, la maggior parte finisce in un limbo burocratico. I rifugi pubblici pesano sulle casse comunali e, di riflesso, su tutti i cittadini. Le associazioni chiedono da tempo interventi strutturali che vadano oltre la semplice repressione penale, che pure resta fondamentale.

cani nel canile
Le ragioni dell’aumento degli abbandoni negli ultimi anni non solo dovuti a motivi economici (Foto Canva -amoreaquattrozampe.it)

Le strutture di accoglienza stanno registrando un picco di ingressi senza precedenti. Tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025, si è passati da una media di tre cessioni a settimana a ben tre cessioni al giorno. Questo ritmo sta portando i rifugi al collasso. Il dato più preoccupante riguarda la possibilità di riscatto per i quattro zampe: statisticamente, ogni tre animali che entrano in canile, solo uno trova una nuova famiglia. Per gli altri due, il destino è spesso una vita intera trascorsa dietro le sbarre di un box, con un costo psicologico incalcolabile per l’animale e un onere economico rilevante per la collettività.

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Il problema centrale risiede nella mancanza di una scelta consapevole. Troppo spesso l’acquisizione di un animale è dettata da un impulso momentaneo, da un regalo di Natale non ponderato o dal desiderio di colmare un vuoto. Quando la realtà della convivenza emerge — con i suoi bisogni medici, la necessità di educazione e la dipendenza totale dall’umano — l’entusiasmo cede il passo all’insofferenza. Alcune testimonianze raccolte nei rifugi dipingono un quadro desolante: proprietari che preferirebbero la morte del proprio animale pur di non affrontare spese mediche che non garantirebbero un “ritorno economico” o un rimborso.

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L’aumento dei costi nel 2025 è un dato di fatto, ma l’abbandono resta una scelta deliberata dettata da una povertà di valori più che di portafoglio. Affrontare l’abbandono significa smettere di guardare alle storie dei singoli animali solo con commozione passeggera e iniziare a guardare al fenomeno come a una devianza sociale da combattere con l’educazione. Solo attraverso una scelta consapevole e il riconoscimento dei diritti animali si può iniziare a sperare di svuotare i box dei canili e restituire dignità a milioni di esseri viventi che chiedono solo di non essere traditi. (di Elisabetta Guglielmi)

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