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Cani tenuti legati alla catena: Italia ancora indietro nel divieto

Ancora troppo cani tenuti legati a una catena: l’Italia dovrebbe dimostrarsi paese all’avanguardia, ma il divieto non c’è. Alcune normative non vengo applicate o aggirate con piccoli “trucchetti”.

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Un cane lasciato vicino a un palo legato a una catena (Getty Images)

Per avere un mondo all’avanguardia non bastano, mai, soltanto le parole. Bisogna passare anche ai fatti. E i fatti, troppo spesso, vengono dribblati da alcune scorciatoie, le quali fanno sì che il discorso venga sempre rinviato. Da tempo si dibatte sul divieto di tenere i cani legati a una catena. Un divieto che, in teoria, dovrebbe essere applicato a tutte le regioni d’Italia, ma che, nella pratica, fa ancora “acqua” da tutte le parti. Le ragioni sono tante, ma è ora che qualcuno intervenga per porre fine a questa pratica e puntare a un vero e proprio progresso

Il divieto di tenere i cani legati a una catena: l’Italia deve compiere ancora passi da gigante

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Un cane legato a una catena in aperta campagna (Getty Images)

Non si può, e lo abbiamo visto con la pandemia da coronavirus, andare incontro a un “mostro” in modo disgiunto. Alla fine, qualcuno si fa male sul serio. Se è vero che lo abbiamo imparato (e i dubbi sono tanti), allora dovremmo applicare questo ragionamento anche a tanti altri aspetti del nostro quotidiano.

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Uno di questi è quello che comprende il divieto di tenere i cani legati a una catena. Oggi, purtroppo, questa pratica è ancora legale. E sappiamo che per “cambiare il mondo” non ci si può appellare all’etica individuale, ma è necessario crearne una che punti al regolamento del bene comune.

L’Italia è divisa a metà: alcune regioni come Umbria e Campania vietano chiaramente la detenzioni dei cani a catena. Poi, come accade nella stessa regione campana, nei fatti non c’è nessuna sanzione, rendendo così vano ogni tipo di legge che punti al divieto. Altre regioni, invece, come Liguria, Basilicata e Sicilia non hanno mai regolamentato la materia, lasciando di fatto un vuoto normativo.

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L’Italia, a questo punto, si autodefinisce Paese per niente all’avanguardia, con dei vuoti ancora da colmare. Anche perché, dalle tante storie che arrivano nel corso di tutti i giorni, la stragrande maggioranza dei cani tenuti legati a una catena, corrispondono a degli animali maltrattati a vita. Un abominio sul quale bisogna porre la parola fine al più presto possibile, altrimenti il progresso lo lasciamo dietro un angolo, a dormire, senza curarci di esso nei minimi dettagli, quelli che contano e continueranno a contare per avere una società che si dica giusta.

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