Affitti e animali domestici: esclusioni, rifiuti e nuove regole, cosa cambia davvero per chi vive con un cane o un gatto
Trovare una casa in affitto quando si vive con un cane o un gatto è, per molte persone, una vera e propria odissea. Gli annunci che escludono a priori chi ha animali, le visite che si interrompono appena si affronta l’argomento, i rifiuti senza spiegazioni sono esperienze comuni. Il tema degli affitti e animali domestici non riguarda solo singoli casi, ma una fetta sempre più ampia della popolazione, soprattutto nelle grandi città dove il mercato immobiliare è già sotto pressione e la possibilità di scegliere è sempre più limitata.

In Italia la situazione è resa ancora più complessa dall’assenza di una normativa nazionale chiara. Non esistono regole uniformi che disciplinino la presenza di animali nei contratti di locazione e questo lascia ampio spazio alla discrezionalità dei proprietari, con prassi spesso diverse da città a città.
Di fatto, il diritto alla casa finisce spesso per scontrarsi con la scelta di convivere con un animale, trasformando gli affitti e animali domestici in un equilibrio difficile da raggiungere e costringendo molte famiglie a rinunce dolorose o a soluzioni abitative di ripiego.
Perché affittare casa con un animale è diventato un problema sociale?
A Londra il problema è ancora più evidente. Il caro affitti è da anni un’emergenza e la competizione tra inquilini è altissima. Eppure, nel Regno Unito convivere con un animale domestico è la norma: oltre il 60% delle famiglie ha almeno un cane o un gatto.

Nonostante questo, per chi vive in affitto il tema degli affitti e animali domestici rappresenta spesso un ostacolo insormontabile, che limita l’accesso alla casa e condiziona profondamente le scelte personali. Secondo una ricerca del Battersea Dogs & Cats Home, quasi il 20% delle famiglie in affitto vive già con un animale, mentre il 44% avrebbe adottato se il proprietario lo avesse consentito.
Numeri che mostrano come il problema non sia marginale, ma incida direttamente sulle scelte di vita e, in alcuni casi, sulle rinunce all’adozione, alimentando anche il sovraffollamento dei rifugi e il fenomeno delle adozioni rimandate o negate.
Cosa prevede il Renters’ Rights Act per chi vive in affitto con cani e gatti
Per affrontare questa criticità, l’Inghilterra ha introdotto il Renters’ Rights Act, una riforma che interviene in modo deciso sul tema degli affitti e animali domestici. La legge rende illegale indicare negli annunci che gli animali non sono ammessi, impedendo esclusioni preventive. Dopo una richiesta scritta dell’aspirante inquilino, in cui viene dichiarata la presenza dell’animale e ne vergono specificate le caratteristiche, il proprietario non può più limitarsi a un rifiuto generico.

È obbligato a fornire una motivazione documentata entro 28 giorni e può richiedere informazioni aggiuntive solo entro tempi definiti. La legge vieta inoltre l’introduzione di cauzioni aggiuntive legate esclusivamente alla presenza dell’animale. Sono però considerati motivi legittimi di rifiuto:
- l’assenza di un’assicurazione per eventuali danni;
- un’abitazione non adeguata alle dimensioni dell’animale;
- regolamenti condominiali che vietano la presenza di animali;
- l’appartenenza a razze vietate.
Il Renters’ Rights Act non elimina ogni conflitto, ma introduce un principio fondamentale: convivere con un animale non può più essere un motivo automatico di esclusione. Un cambio di passo che potrebbe influenzare il dibattito sugli affitti e animali domestici anche fuori dal Regno Unito.
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Una svolta che rimette al centro il diritto all’abitare senza costringere le persone a scegliere tra una casa e un legame affettivo. E che apre una riflessione urgente anche nei Paesi in cui la normativa resta ancora ferma.