Era lì per lavorare ma lo sforzo eccessivo ha determinato la sua morte: il caso del cavallo della Reggia di Caserta non si è ancora concluso.

Forse non tutti ricorderanno il triste ritrovamento del corpo nel luogo turistico più famoso della città: il caso del cavallo della Reggia di Caserta, morto sotto il sole asfissiante di pieno agosto, non è affatto chiuso. Anzi è arrivata la nuova decisione dei giudici che vuole confermare giustizia alla morte del povero quadrupede, punendo i colpevoli. La Lav ha ottenuto ciò che chiedeva ma vuole che episodi del genere non si ripetano mai più.
Caso del cavallo della Reggia di Caserta: i fatti
Per chi non lo ricordasse, l’estate del 2020, quella dopo la prima ondata di lockdown dovuto alla pandemia da Covid 19, si è tinta di nero e di orrore in una delle località turistiche più frequentati da stranieri e persone locali: è stato trovato morto un cavallo alla Reggia di Caserta. I fatti risalgono al 12 agosto 2020, durante il servizio turistico a trazione animale ‘fornito’ dalle vetturine all’interno del parco che abbraccia la residenza reale.

Il povero quadrupede, sfiancato dall’ennesimo giro di trazione della carrozza sotto al sole cocente di piena estate, non ha retto allo sforzo ed è caduto, stremato, al suolo. La Lav si è immediatamente costituita parte civile per dare voce ma soprattutto giustizia al cavallo morto per il colpo di calore e a tutti gli animali costretti a lavorare compiendo sforzi disumani.
E’ un atto di dovere non solo nella memoria del quadrupede morto per lo sfruttamento umano a scopo di lucro, ma anche e soprattutto un segno di riconoscimento della sua dignità come essere vivente. Secondo la ricostruzione dei fatti, l’equino era stato impegnato nell’attività di traino per ore, senza pause e senza essere rifocillato adeguatamente (bisognerebbe infatti rinfrescare il cavallo in estate).
Poiché la sua forza motrice era stata utilizzata (e sfruttata) oltre misura, la sua morte non può essere considerata un incidente, bensì una conseguenza tanto prevedibile quanto evitabile. E purtroppo non si tratta di un caso isolato: solo un regolamento finora assente potrebbe garantire un degno stile di vita e di lavoro a questi animali.
Caso del cavallo della Reggia di Caserta: la nuova decisione dei giudici
La Corte d’Appello di Napoli ha confermato la condanna dell’ex vetturina a un anno di carcere, con l’accusa di aver provocato la morte del cavallo Found Goal Pag. La causa della morte è stata accertata come colpo di calore (tra le cause di morte improvvisa del cavallo, soprattutto nei mesi più caldi dell’anno).

Il 5 marzo 2026 arriva la sentenza di primo grado, che conferma e non sospende la pena. Si tratta di una decisione destinata a fare storia, poiché riconosce non solo la dignità al cavallo come essere vivente ma pone nuovamente e prepotentemente l’attenzione sul fatto che gli animali non dovrebbero essere sfruttati come forza motrice e soprattutto in condizioni estreme.
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L’ex vetturina non avrebbe fornito al cavallo le condizioni adeguate per lavorare con temperature al di sopra dei 30 gradi, poiché l’animale sarebbe solo stato ‘bagnato’ con dell’acqua prima di riprendere il giro successivo. La grave disidratazione ha comportato la morte improvvisa dell’equino; le testimonianze dei presenti hanno reso possibile ricostruire la situazione estrema per il cavallo, confermata anche dalla successiva necroscopia.