Iratxo è un cinghiale di grandi dimensioni, presentato ufficialmente sui social della Guardia Civil, ma c’è una scelta che fa molto discutere.

Un cinghiale di grandi dimensioni accanto a un agente in uniforme, fotografato e presentato ufficialmente sui social della Guardia Civil spagnola: con questa immagine viene rappresentato Iratxo, il nuovo esemplare legato al Gruppo di Azione Rapida (GAR), che non è passato inosservato riaprendo una questione annosa, ovvero se sia giusto trasformare un animale selvatico in una mascotte istituzionale. La sua storia è infatti legata a una tradizione che dura da oltre quarant’anni.
Una tradizione iniziata nel 1981 e che continua a far discutere
Cerchiamo di andare oltre questa foto: Iratxo non è il primo cinghiale a essere associato alla Guardia Civil e infatti nel 1981 per la prima volta alcuni agenti in servizio nel nord della Spagna trovarono una giovane femmina e decisero di prendersene cura. Da allora, diversi esemplari si sono succeduti, diventando una presenza simbolica per il Gruppo di Azione Rapida, una struttura specializzata della Guardia Civil. I nomi più noti sono Itza e Basati, quest’ultimo presentato pubblicamente nell’ottobre 2024, durante le celebrazioni per la Festa nazionale spagnola, attirando l’attenzione dei presenti e degli utenti dei social network.

Insomma, il cinghiale per questo gruppo militare è ormai un elemento riconoscibile della storia del gruppo, presente in occasioni ufficiali e manifestazioni pubbliche. Non partecipa, chiaramente e per fortuna, alle operazioni di polizia: la sua funzione è esclusivamente rappresentativa, ovvero di mascotte. La continuità di questa consuetudine racconta il legame costruito nel tempo tra gli animali e i membri dell’unità. Ma una tradizione, anche quando è radicata da decenni, non dovrebbe essere sottratta a una valutazione critica ed è proprio questo il nocciolo della questione.
Le critiche alla scelta di far sfilare un cinghiale
Il nuovo cinghiale ha attirato l’attenzione soprattutto per il suo aspetto imponente e anche il nome scelto per l’animale richiama la cultura locale, essendo quello di una figura della mitologia basca, descritta nella tradizione popolare come uno spirito notturno sfuggente e dispettoso, capace di assumere forme differenti. Il messaggio pubblicato per presentarlo punta sulle sue caratteristiche fisiche e sul temperamento, parlando di un animale fedele e imponente, capace di adattarsi a terreni diversi.

La curiosità suscitata dalla sua presenza ha contribuito a far conoscere una tradizione poco nota al grande pubblico, ma allo stesso tempo a ribadire un concetto molto semplice, ovvero che un animale selvatico non è un cane e che a ogni modo dietro una mascotte c’è un essere vivente che conserva esigenze e comportamenti propri della sua specie. Abituarsi agli esseri umani non significa necessariamente essere addomesticati: Un animale può imparare a tollerare la presenza delle persone e riconoscere chi si prende cura di lui, senza perdere le proprie necessità etologiche.
Leggi le altre novità della nostra redazione:
- «Se ci stai leggendo, fatti sentire»: dona 10.700 euro ai gatti e scompare senza chiedere nulla
- I lupi mangiano mirtilli e disperdono i semi per chilometri: scoperto il loro sorprendente ruolo nella natura
Per valutare una situazione come quella di Iratxo, quindi, non basta osservare se appare tranquillo durante una cerimonia o se cammina accanto a un agente, invece occorre considerare le condizioni in cui vive, lo spazio a disposizione, le possibilità di esplorazione e l’opportunità di esprimere comportamenti naturali. In Spagna, a quanto pare, nessuno si è mai fatto troppe domande, nonostante ci sia un’interrogazione parlamentare sul tema che risale al 2017, ciò di cui noi invece ci interroghiamo sono le conseguenze concrete delle attività umane, anche quando vengono presentate come consuetudini innocue o occasioni di celebrazione.