Continua a far discutere la riforma della riforma della legge italiana sulla caccia: mentre da parte della maggioranza si prova ad accelerare, le associazioni ambientaliste e animaliste sono sul piede di guerra.

La riforma del disegno di legge che vuole modificare la legge 157 del 1992, la principale normativa che disciplina la tutela della fauna selvatica e l’attività venatoria, è a un punto di svolta, con il controverso DDL che dovrebbe arrivare alla Camera a novembre, nonostante appaiano evidenti i ritardi dei lavori nelle commissioni. In particolare, la Commissione Agricoltura non avrebbe ancora concluso l’esame degli emendamenti ed è proprio questa accelerazione a essere contestata da diverse associazioni ambientaliste e animaliste, tra cui LAV, LIPU, WWF, LAC, Legambiente ed ENPA.
Le critiche mosse al DDL Caccia da parte delle associazioni
Tra gli aspetti che le associazioni indicano come più problematici c’è in primo luogo l’allungamento dei periodi di caccia, con la possibilità di andare oltre l’attuale limite del 10 febbraio. Ma i punti controversi sono davvero tanti e trovare la quadra appare al momento impossibile: si discute ad esempio dell’ampliamento delle specie cacciabili, comprese secondo le associazioni specie che presentano problemi di conservazione, su cui non si è disposti a scendere a compromessi.

Altri nodi sono il rilancio dell’utilizzo dei richiami vivi, pratica particolarmente contestata dalle associazioni, e il ridimensionamento del ruolo scientifico di ISPRA nelle decisioni relative alla gestione faunistica. La stessa ISPRA già nelle scorse settimane aveva smontato l’intero impianto su cui è costruita la riforma della caccia. Contestata poi la maggiore possibilità di praticare la caccia in determinati territori, compresi demanio forestale e marittimo, con una conseguente e più che possibile riduzione della superficie delle aree protette prevista per le Regioni; un ultimo rischio è quello di una maggiore pressione venatoria legata anche alla possibilità di ingresso di cacciatori stranieri.
Contestazioni dirette anche all’iter parlamentare
LAV, ENPA, LAC, Legambiente, LIPU e WWF hanno infine sostenuto che alcune modifiche potrebbero creare problemi rispetto agli obblighi europei sulla tutela degli uccelli selvatici e alla conservazione della biodiversità. Il ddl caccia è contestato da mesi e in tanti si sono mossi: l’attore Alessandro Gassmann, ad esempio, si era rivolto al presidente Mattarella, mentre le associazioni chiedevano che la stagione venatoria venisse bloccata, anche perché gli animali sono già particolarmente provati da caldo, siccità e incendi.

C’è poi in queste ore la protesta sulla procedura parlamentare, perché le associazioni non chiedono soltanto modifiche al contenuto del DDL: criticano il fatto che il provvedimento sia stato calendarizzato alla Camera per novembre, ma come accennato a oggi il passaggio in Commissione Agricoltura non è stato ancora completato. Secondo ambientalisti e animalisti, questo comprimerebbe il tempo disponibile per discutere le numerose modifiche presentate e impedirebbe un confronto parlamentare sufficientemente approfondito.
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Per questo definiscono la decisione del governo una “forzatura istituzionale” e chiedono che la Commissione possa completare il proprio lavoro prima dell’approdo in Aula. Un altro, ultimo ma non per ordine di importanza, elemento riguarda le critiche e la richiesta che le modifiche siano valutate anche alla luce della tutela della biodiversità e dell’articolo 9 della Costituzione, che dal 2022 include espressamente la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli animali. Secondo le associazioni, insomma, la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato e la sua tutela dovrebbe essere considerata nell’interesse della collettività.