Rita De Crescenzo finisce al centro delle polemiche per alcuni video girati a Sharm el-Sheikh con una giovane scimmia.
Associazioni e utenti chiedono maggiore tutela per l’animale e denunciano i rischi legati all’utilizzo dei selvatici sui social.

Le immagini pubblicate sui social hanno provocato indignazione e acceso nuovamente il dibattito sul rapporto tra influencer, animali selvatici e contenuti realizzati per ottenere visualizzazioni.
Una scimmia molto giovane lontana dalla madre
Al centro della vicenda c’è Rita De Crescenzo, che durante un soggiorno a Sharm el-Sheikh, in Egitto, si è mostrata in alcuni video insieme a una giovanissima scimmia.

Nei filmati circolati online l’animale viene tenuto in braccio, vestito con un piccolo abito rosa e alimentato attraverso un biberon. In altre immagini viene mostrato mentre viene lavato sotto un rubinetto all’interno di una camera d’albergo.
Scene che hanno suscitato numerose reazioni, soprattutto da parte di persone e associazioni impegnate nella tutela degli animali. Il punto, infatti, non riguarda soltanto l’opportunità di utilizzare un animale selvatico per realizzare contenuti destinati ai social, ma soprattutto le sue esigenze etologiche e le circostanze nelle quali sarebbe stato sottratto al normale contesto di vita.
Secondo quanto riportato da Kodami-Fanpage, l’esemplare mostrato nei video sarebbe molto giovane e potrebbe appartenere alla specie Chlorocebus sabaeus, conosciuta comunemente come cercopiteco gialloverde.
Si tratta di un primate il cui areale naturale si trova nell’Africa occidentale, dal Senegal al Ghana, e non di una specie originaria dell’Egitto.
L’età dell’animale rappresenta uno degli aspetti che maggiormente preoccupano chi si occupa di benessere animale. Un primate così giovane, infatti, in condizioni naturali dovrebbe trascorrere questa fase della propria esistenza insieme alla madre e agli altri membri del gruppo sociale.
La separazione precoce, oltre a privarlo delle normali cure parentali, può avere conseguenze sul suo sviluppo comportamentale.
Secondo quanto dichiarato dalla stessa influencer attraverso TikTok e riportato dalla stampa, gli animali presi sarebbero addirittura due, anche se nei contenuti diventati virali ne compare principalmente uno.
La vicenda riporta l’attenzione anche sul fenomeno degli animali selvatici utilizzati nelle località turistiche come attrazione per fotografie, spettacoli o incontri ravvicinati con i visitatori.
In Egitto nel 2026 sono state inoltre rafforzate le regole relative all’utilizzo degli animali nelle strutture turistiche. La Camera egiziana delle strutture turistiche e della ristorazione ha disposto il divieto di impiegare animali, domestici o selvatici, negli spettacoli e nelle attività di intrattenimento organizzate all’interno di hotel e strutture turistiche.
La misura è stata adottata soprattutto per ragioni di sicurezza e prevede conseguenze legali e amministrative per le strutture che non rispettano le disposizioni.
Il caso della scimmia mostrata sui social, tuttavia, solleva un problema ancora più ampio: un animale selvatico non diventa un animale domestico semplicemente perché viene vestito, nutrito con un biberon o tenuto tra le braccia di una persona.
Tra le organizzazioni intervenute sulla vicenda c’è anche EARTH, associazione fondata nel 2011 e impegnata nella protezione dell’ambiente e dei diritti degli animali.
La presidente Valentina Coppola ha richiamato l’attenzione non soltanto sulla situazione della giovane scimmia, ma anche su quella di altre specie che possono subire separazioni precoci dai genitori.
Coppola ha citato in particolare il caso dei pappagalli venduti da imbecco, sottolineando come anche questi animali possano essere sottratti alle cure parentali quando sono ancora molto giovani.
La riflessione proposta dall’associazione riguarda quindi quello che viene definito un possibile “doppio binario”: l’opinione pubblica tende a reagire con maggiore forza davanti alla sofferenza di animali nei quali è più facile riconoscere comportamenti ed espressioni simili a quelli umani, mentre altre specie ricevono un’attenzione decisamente inferiore.
C’è poi un’altra questione che non può essere ignorata: l’enorme capacità dei social network di trasformare determinati comportamenti in modelli da imitare.
Rita De Crescenzo dispone di un pubblico molto vasto su TikTok e ogni contenuto può raggiungere rapidamente centinaia di migliaia di persone. Proprio per questo motivo le immagini con animali selvatici richiedono particolare attenzione.
Mostrare una giovane scimmia vestita e trattata come un animale da compagnia può contribuire, anche involontariamente, a trasmettere l’idea che possedere un primate sia qualcosa di normale, divertente o desiderabile.
Il rischio è che venga completamente cancellato tutto ciò che esiste dietro quelle immagini: la provenienza dell’animale, la possibile separazione dalla madre, il commercio degli esemplari selvatici e soprattutto le complesse necessità fisiche, sociali e comportamentali di un primate.
La polemica nata intorno ai video di Rita De Crescenzo dovrebbe quindi andare oltre il singolo personaggio.
Il vero tema riguarda il modo in cui continuiamo a rappresentare gli animali selvatici e la facilità con cui, attraverso uno smartphone, un essere vivente può essere trasformato in un oggetto di intrattenimento.
Dietro un’immagine apparentemente tenera può nascondersi una realtà molto diversa. Un cucciolo di primate non ha bisogno di vestitini, video virali o fotografie ricordo: ha esigenze biologiche e sociali precise, legate alla propria specie.
La forte reazione provocata da questa vicenda può almeno diventare un’occasione per aumentare la consapevolezza. Prima di condividere, mettere “mi piace” o imitare contenuti che mostrano animali selvatici trattati come animali domestici, bisognerebbe chiedersi quale storia esista dietro quelle immagini.
Perché la tutela degli animali passa anche da ciò che scegliamo di premiare – oppure di non premiare – sui social network.