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L’intervista all’attivista Anna Alster: “Quel giorno mi ha cambiato la vita” – VIDEO

L’intervista ad Anna Alster, un’attivista del mondo canino. Una testimonianza davvero preziosa, con diversi aspetti a confronto, dal randagismo alle adozioni, passando per la sensibilizzazione ed educazione nelle scuole. Una donna che ci racconta questo mondo a 360°.

Intervista Anna Alster
Anna al parco con i suoi cani (Fonte Privata)

Nella vita può capitare di imbattersi in alcuni problemi quasi per caso, senza nemmeno accorgersene. Così è stato per Anna Alster, un’attivista dell’associazione Cuori Nordici & Husky Rescue. Una donna che ha il mondo canino da sempre nel cuore, ma che ha conosciuto i lati più oscuri che si celano dietro tale mondo. La nostra redazione l’ha intervistata. Una testimonianza preziosa, di una persona che sa, davvero, cosa vuol dire vivere assieme ai nostri amici a quattro zampe.

Anna Alster ci racconta la sua vita assieme ai cani: dal randagismo alle adozioni fino alla sensibilizzazione

Intervista Anna Alster
Anna alle prese con l’insegnamento verso i suoi cani (Fonte Privata)

Davide: Ciao Anna, come nasce il tuo amore per il mondo canino?

Anna: Ho sempre amato i cani, istintivamente. Purtroppo i miei genitori avevano paura di cani e gatti: da piccola mi sono dovuta accontentare di un criceto! A 32 anni da Milano mi sono trasferita in un monolocale a Palermo: avevo deciso di cambiare casa e poi di comprarmi un Dobermann marrone. Il destino invece mi ha fatto incontrare un husky siberiano femmina…
Durante una passeggiata in centro con un’amica mi sono imbattuta in questo cane magrissimo: mi ha seguita per una mezz’ora, e dietro di lei c’era un uomo. Dopo un po’, spazientita, gli ho chiesto perché lui ed il suo cane ci stavano seguendo. Lui mi ha risposto che il cane non era suo, era un randagio che mi aveva scelta… Dopo circa due minuti di conversazione mi ero convinta a prenderla.
Non dimenticherò mai quell’uomo: ha cambiato letteralmente la mia vita! Con Fata, la mia meravigliosa Huskina,  ho passato i migliori anni della mia vita, ho aperto gli occhi su un mondo che amavo ancora prima di conoscerlo. Dopo Fata sono arrivati tanti altri cani, tutti presi dalle strade siciliane.
Vorrei ricordarne solo un paio: Dumbo il mio incrocio Pitbull trovato da cucciolo dopo un pestaggio violento  e Gioia, una meticcina trovata mangiata dalla rogna, purtroppo vissuta solo pochi mesi con noi.

Davide: Quando e come ti sei avvicinata al problema del randagismo e, poi, delle adozioni?

Anna: Dopo aver preso il mio primo cane dalla strada mi si sono spalancati gli occhi su un problema che, almeno al Sud, è sotto gli occhi di tutti: il randagismo.
Nel corso dei dieci anni in cui ho vissuto in Sicilia ho preso dalla strada otto cani, ma avrebbero potuto essere molti di più visto le volte in cui purtroppo ho dovuto chiudere gli occhi e tirare dritto.
Ogni volta che andavo dal mio veterinario con un cane nuovo lui mi faceva la ramanzina dicendomi che non potevo prendermeli tutti. La mia risposta era sempre la stessa: “Angelo, io non riesco a girarmi dall’altra parte, non dormirei la notte”.
Tornata in Lombardia per qualche anno mi sono fermata, poi ho cominciato a fare volontariato e ho adottato un Husky siberiano bulgaro, e poi altri cani. Due mesi fa ho deciso di accogliere una vecchietta vissuta tutta la sua vita nel canile di Brindisi, purtroppo dopo poche settimane è volata via. È stato un grande dolore, ma ho deciso di ripetere l’esperienza: tra qualche giorno arriverà un altro vecchietto dallo stesso canile!

Davide: Cosa si nasconde, davvero, dietro questo fenomeno, così diffuso in varie parti d’Italia?

Anna: Dopo aver adottato il primo cane ho cominciato a domandarmi come mai ci fossero delle differenze così marcate tra Nord e Sud nel numero di cani abbandonati.
C’è una questione culturale: al Nord la sterilizzazione è una pratica accettata e molto diffusa, mentre al Sud c’è molto spesso una chiusura totale. C’è anche una differenza molto profonda nella gestione dei canili: al Nord nella maggioranza dei casi favoriscono le adozioni, al Sud la gestione è molto spesso opaca, ci sono stati svariati canili sequestrati perché gestiti da associazioni contigue alle varie mafie.
In Sicilia, poi, c’è in vigore una legge assurda che prevede la cattura dei cani randagi, la loro sterilizzazione e (tolti i casi particolari) la loro reimmissione sul territorio.

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Anna non si definisce affatto una persona speciale, ma “semplicemente” una persona con tanta pazienza

Intervista Anna Alster
Anna con due suoi cani: Saba e Happy (Fonte Privata)

Davide: A oggi, combattere il randagismo, sembra essere una presa di coscienza e un atto verso l’intera comunità, umana e animale, sei d’accordo?

Anna: Facebook è un mezzo potentissimo per combattere il randagismo: ci sono delle catene vere e proprie di solidarietà tra volontari del Sud e del Nord. La maggior parte dei cani salvati vengono adottati al Nord Italia, e perché questo si verifichi ci vuole un’organizzazione precisa. Le famiglie che chiedono in adozione un cane devono essere valutate idonee, questa valutazione viene fatta incontrandole personalmente dalle volontarie del Nord. Se non ci fosse questa sinergia la situazione al Centro Sud sarebbe già esplosa: il randagismo è vera piaga. I cani vaganti provocano incidenti stradali, a volte aggrediscono persone, danneggiano l’economia… Sì, perché molte persone che vanno in vacanza al Sud non ci tornano più perché sconcertate dal numero di cani che vivono per strada.
Indubbiamente il problema non è di facile soluzione perché ormai ha raggiunto dimensioni enormi, però se le amministrazioni cominciassero ad affrontarlo si riuscirebbe a contenerlo in proporzioni accettabili. Come? Facendo una campana capillare di microchipatura dei cani padronali e proponendo la sterilizzazione delle cagne padronali ad un prezzo agevolato.

Davide: Perché, secondo te, si dovrebbe “strizzare l’occhio” verso quelle adozioni di cani non più giovani d’età?

Anna: Nella mia “parentesi siciliana” ho sempre preso cani dalla strada, quindi non ho fatto alcuna selezione. Quando sono tornata in Lombardia ho invece avuto l’opportunità di scegliere i cani da adottare. La mia scelta è caduta su un Husky siberiano che, pur essendo giovane, aveva dei problemi di salute e poi su cani anziani. Io ho una vera passione per i “rottamini”!
L’adozione di un cane anziano è in assoluto il gesto generoso per definizione.
Purtroppo infatti sono poche le persone che prendono in considerazione un cane adulto, figuriamoci un vecchietto! Le obiezioni che sento più spesso sono che vive troppo poco e che magari non si affeziona. Che viva poco è un dato di fatto ( ma i cani vivono sempre troppo poco, anche se muoiono a 20 anni), ma che non si affezioni è una cosa assolutamente falsa! Parlo per esperienza personale, io ho adottato cinque cani anziani: TUTTI si sono adattati in pochissimo tempo, mostrando una riconoscenza che scioglie il cuore.
I cani anziani chiedono davvero poco: pappa buona ed un posticino tranquillo.
Non richiedono passeggiate di ore, a differenza dei cani da lavoro. Non mordicchiano mobili, vestiti. Non piangono disperatamente se lasciati soli!

Davide: Quelli come te vengono definiti degli eroi. Ti rispecchia come termine o pensi di essere altro?

Anna: Qualche anno fa una signora vedendo uno dei miei cani, fortemente disabile, mi disse: “È una vera adozione del cuore!” Le risposi: “È vero, ho un brutto carattere eppure Gioia mi ama lo stesso!”
Scherzi a parte, non penso di essere una persona “straordinaria”, penso solo di avere scoperto un’abilità a gestire cani imperfetti. Non bisogna essere speciali, basta essere pazienti, saper ascoltare il proprio cane ed imparare giorno per giorno ad affrontare le difficoltà che si presentano.
Io ho imparato a fare iniezioni, a curare una ferita, a sostenere un cane che cammina con difficoltà… E se l’ho fatto io lo può fare davvero chiunque!