Migliaia di balene stanno arrivando dove prima c’era il ghiaccio: la Groenlandia orientale sta cambiando volto

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Migliaia di balene stanno raggiungendo la Groenlandia orientale: meno ghiaccio, acque più calde e nuove prede stanno trasformando l’ecosistema artico.

Per decenni, le acque costiere della Groenlandia orientale sono rimaste quasi inaccessibili a molte grandi balene a causa della presenza estesa del ghiaccio marino. Oggi lo scenario è profondamente diverso: balenottere comuni, megattere e balenottere minori raggiungono queste zone in numeri sempre maggiori, attirate soprattutto dall’abbondanza di cibo.

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Un lungo studio scientifico descrive una trasformazione ecologica di grande portata. L’aumento delle temperature oceaniche, la progressiva riduzione della banchisa estiva e lo spostamento verso nord di importanti specie preda, come il capelin, stanno modificando rapidamente uno degli ecosistemi più delicati del pianeta.

La Groenlandia orientale sta cambiando rapidamente

Per alcune balene questo nuovo scenario significa poter accedere a vaste aree di alimentazione prima difficilmente raggiungibili. Ma dietro le spettacolari aggregazioni di cetacei si nasconde un fenomeno molto più complesso: l’Artico sta cambiando e con esso stanno mutando gli equilibri tra le specie che lo abitano.

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La trasformazione osservata lungo le coste orientali della Groenlandia è una delle più significative registrate negli ultimi decenni nell’Artico. Zone marine un tempo caratterizzate dalla presenza persistente del ghiaccio vengono oggi frequentate regolarmente da grandi cetacei che, in passato, comparivano solo occasionalmente.

A documentare il fenomeno è uno studio pubblicato su Frontiers in Marine Science, realizzato da Mads Peter Heide-Jørgensen, del Greenland Institute of Natural Resources, insieme a ricercatori di Groenlandia, Danimarca e Islanda.

Gli studiosi hanno analizzato una grande quantità di informazioni raccolte nel corso di diversi decenni, combinando osservazioni effettuate dalle navi a partire dal 1987, censimenti aerei, segnalazioni delle comunità Inuit, rilevamenti acustici e dati provenienti da 15 balene equipaggiate con trasmettitori satellitari.

Il risultato mostra con chiarezza quanto sia cambiato questo tratto di oceano: balenottere comuni (Balaenoptera physalus), megattere (Megaptera novaeangliae) e balenottere minori (Balaenoptera acutorostrata) sono diventate molto più numerose. Gli scienziati parlano di un vero e proprio grande cambiamento del regime ecologico.

Tra i dati più impressionanti ci sono quelli relativi alle megattere. Nei censimenti effettuati dalle imbarcazioni non risultavano avvistamenti nella regione prima del 2006. Nel 2007 furono osservati sette esemplari. Nel 2015 il numero degli avvistamenti era salito a 26, mentre nel 2024 sono state superate le 150 osservazioni.

Anche le balenottere minori hanno mostrato una crescita evidente. Nel 1987 furono registrati appena due avvistamenti, mentre nel 1989 e nel 1995 non ne venne osservato nessuno. A partire dal 2001, invece, la loro presenza è diventata regolare, generalmente con numeri compresi tra 10 e 20 esemplari nei diversi censimenti.

Le balenottere comuni erano già più presenti rispetto alle altre due specie, ma anche per loro gli studiosi hanno rilevato un progressivo aumento.

Particolarmente significative sono state le osservazioni effettuate nel 2025 lungo la costa settentrionale di Blosseville: i ricercatori hanno documentato gruppi formati da 20 e persino 50 megattere riunite contemporaneamente intorno ai 70 gradi di latitudine nord.

Le osservazioni hanno permesso agli studiosi di elaborare delle stime sulla presenza estiva dei grandi cetacei. Nel 2024 nel Mare di Groenlandia sarebbero state presenti circa 4.000 megattere, 6.000 balenottere comuni e tra 4.500 e 6.000 balenottere minori.

Si tratta comunque di valori stimati, che potrebbero persino sottovalutare la reale presenza degli animali. Non tutte le balene avvistate, infatti, hanno potuto essere identificate con precisione e alcuni cetacei potrebbero essersi spinti ancora più a nord rispetto alle zone interessate dai censimenti.

Le ricognizioni aeree effettuate nel 2015 e nel 2024, estese fino a circa 50 chilometri dalla costa, hanno inoltre mostrato una distribuzione quasi continua delle tre specie tra i 60 e i 70 gradi di latitudine nord. Per comprendere questo fenomeno bisogna osservare i profondi cambiamenti avvenuti contemporaneamente nell’ambiente marino.

Verso la fine degli anni Novanta, le temperature superficiali del mare lungo la Groenlandia orientale hanno cominciato a mostrare variazioni significative. Secondo le analisi riportate nello studio, dopo la metà degli anni Novanta le temperature estive sarebbero aumentate mediamente di circa 1 °C.

Parallelamente, soprattutto a partire dai primi anni Duemila, la concentrazione del ghiaccio marino ha iniziato a diminuire in maniera evidente. Per molte balene provenienti da ambienti boreali e temperati, la banchisa rappresentava una vera barriera naturale. Questi cetacei tendono infatti a evitare le acque fortemente ricoperte dal ghiaccio.

La sua progressiva riduzione ha quindi reso accessibili habitat costieri che fino a pochi decenni fa erano molto più difficili da raggiungere e sfruttare. La riduzione del ghiaccio, tuttavia, non è sufficiente a spiegare da sola la presenza di migliaia di cetacei. Un ruolo fondamentale viene svolto dalla disponibilità di prede.

Al centro di questa trasformazione troviamo il capelin (Mallotus villosus), un piccolo pesce fondamentale per la rete alimentare dell’Atlantico settentrionale e dell’Artico.

Negli ultimi decenni il capelin avrebbe modificato la propria distribuzione stagionale. Le sue aree di alimentazione si sarebbero progressivamente spostate dalle acque settentrionali dell’Islanda verso la piattaforma continentale e le zone costiere della Groenlandia orientale.

Secondo i ricercatori, questa variazione sarebbe collegata al riscaldamento delle acque oceaniche e ai cambiamenti delle correnti nello Stretto di Danimarca. Le balene, in sostanza, sembrano aver seguito il loro cibo.

Alcune delle prove più concrete riguardano le balenottere minori. Nei contenuti stomacali di esemplari catturati nel 2025 sono stati infatti trovati resti di capelin. Anche la distribuzione delle balene e le osservazioni effettuate sul campo indicano che questo piccolo pesce potrebbe rappresentare una risorsa alimentare molto importante.

Per megattere e balenottere comuni, invece, gli studiosi sottolineano che le conclusioni sulla dieta derivano soprattutto da evidenze indirette, dal momento che queste specie non vengono cacciate nella Groenlandia orientale.

Un altro elemento importante potrebbe essere il krill, consumato direttamente dalle balene oppure indirettamente attraverso la catena alimentare.

L’enorme disponibilità di prede può così provocare spettacolari concentrazioni di cetacei, con megattere, balenottere comuni e balenottere minori che si ritrovano contemporaneamente nelle stesse zone per alimentarsi. L’arrivo stagionale di migliaia di grandi balene produce inevitabilmente conseguenze sull’intera rete alimentare.

Considerando il numero stimato di cetacei, il periodo trascorso nelle acque della Groenlandia orientale, la massa corporea degli animali e il loro fabbisogno alimentare, i ricercatori hanno calcolato che le tre specie potrebbero consumare complessivamente più di 800.000 tonnellate di prede durante la stagione.

In alcuni scenari, il consumo complessivo potrebbe addirittura superare il milione di tonnellate.

Gli autori invitano comunque alla prudenza: determinare con assoluta precisione il numero delle balene e la quantità di cibo ingerita quotidianamente è estremamente complesso. Questi valori devono quindi essere considerati come stime utili soprattutto per comprendere le dimensioni ecologiche del fenomeno.

L’aumento delle balene potrebbe apparire a prima vista come una buona notizia per la biodiversità, ma il quadro è molto più complesso.

Per megattere, balenottere comuni e balenottere minori, la diminuzione del ghiaccio e l’aumento delle risorse alimentari possono rappresentare una nuova opportunità. Allo stesso tempo, però, altre specie tipicamente artiche rischiano di trovarsi davanti a condizioni sempre meno favorevoli.

Tra queste ci sono narvali e beluga, animali strettamente legati agli ecosistemi caratterizzati dal ghiaccio. La presenza crescente di cetacei provenienti da ambienti più temperati può aumentare la sovrapposizione degli habitat e modificare gli equilibri nella disponibilità delle risorse.

Il cambiamento climatico, quindi, non produce gli stessi effetti su tutti gli animali: mentre alcune specie riescono a espandere il proprio territorio, altre possono vedere ridursi progressivamente gli habitat da cui dipendono.

Gli scienziati utilizzano il termine borealizzazione per descrivere la crescente presenza di specie tipiche delle acque atlantiche e boreali all’interno degli ecosistemi artici. La Groenlandia orientale rappresenta oggi uno degli esempi più evidenti di questo processo.

Temperature più elevate, riduzione del ghiaccio e spostamento delle prede stanno modificando contemporaneamente la composizione dell’ecosistema e le relazioni tra le diverse specie. La trasformazione potrebbe essere così profonda da rendere progressivamente queste acque più simili, per funzionamento ecologico e fauna presente, alle regioni atlantiche che al tradizionale ambiente artico.

Cosa significa veramente questo cambiamento delle balene- amoreaquattrozampe.it

Un segnale particolarmente sorprendente è rappresentato persino dalla comparsa occasionale di tonni, catturati accidentalmente durante alcune attività di pesca allo sgombro nella Groenlandia orientale: una presenza che in passato sarebbe stata difficilmente immaginabile a queste latitudini.

Le spettacolari aggregazioni di cetacei rappresentano soltanto la parte più evidente di una trasformazione che coinvolge l’intero ecosistema.

La diminuzione della banchisa rende accessibili nuovi habitat, il riscaldamento dell’oceano modifica la distribuzione dei pesci e l’arrivo delle prede attira nuovi predatori. Tutti questi elementi sono collegati e possono modificare profondamente gli equilibri della rete alimentare.

Le balene diventano così una sorta di indicatore naturale di ciò che sta accadendo nell’Artico.

Vedere migliaia di megattere e balenottere nelle acque della Groenlandia orientale può sembrare uno spettacolo straordinario, ma non deve essere interpretato semplicemente come una conseguenza positiva del cambiamento climatico.

Dietro il loro arrivo c’è infatti un ecosistema che si sta riorganizzando rapidamente. Alcune specie trovano nuove opportunità, mentre altre rischiano di perdere gli ambienti sui quali hanno fatto affidamento per generazioni.

La presenza di migliaia di grandi balene in un mare che fino a pochi decenni fa era in gran parte precluso a questi cetacei racconta quindi molto più di una semplice espansione geografica: è il segnale concreto di un Artico in trasformazione e di un nuovo equilibrio ecologico ancora tutto da comprendere.