Terribile escalation nel mondo animale: persi i 2/3 della fauna selvatica

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By Davide

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Una terribile escalation, sotto forma di notizia shock: secondo gli ultimi dati arrivati da uno studio il mondo animale per i 2/3 della fauna selvatica.

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Un tramonto in Africa tra la fauna e la flora selvatica (Getty Images)

I cambiamenti climatici. Le varie previsioni che ne concerne questo discorso. L’essere umano che non smette, nel profondo della sua ignoranza, di maltrattare l’unico pianeta da lui stesso abitato e abitabile fino ai giorni d’oggi. E tanti altri fattori. Oggi, purtroppo, parliamo di un fatto davvero grave accostato alle peggiori previsioni possibili che si sono avverate già in questo 2020, accelerate, poi, dall’avvento del coronavirus. Parliamo della perdita di molti animali appartenenti alla fauna selvatica: gorilla, orsi, pappagalli, tartarughe. Molti di loro li conosciamo bene, spesso incontrati anche da vicino.

Le popolazione di animali selvatici segnalano un clamoroso e netto calo medio dei due terzi in meno di mezzo secolo, causata, in gran parte, dalla distruzione degli ecosistemi. Distruzione che, poi, contribuisce, in modo assolutamente negativo, allo sviluppo di virus come il Covid-19. Alla fine è sempre un cerchio che si chiude, tutto è in equilibrio. E se non lo è… questi, purtroppo, sono i risultati. Un allarme lanciato da una delle più grandi associazioni al mondo per la protezione degli animali: il WWF. In un nuovo rapporto chiamato Living Planet, quello che si analizza è la perdita o il netto calo di alcuni animali dal 1970 fino a oggi. Esattamente 50 anni, mezzo secolo. Questi impatti economici, di declino della natura e di tutto il mondo circostante a essa, costeranno al mondo intero ben 479 miliardi di dollari l’anno. Una cifra mostruosa, che, con la giusta accortezza, nell’arco di questi lunghi anni, poteva benissimo essere evitata. E invece no: la nostra ignoranza (quella dell’essere umana) regna sempre padrona.

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Fauna selvatica sempre più a rischio: parla la presidentessa italiana del WWF

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Gorilla nella flora selvatica del Congo (Foto AdobeStock)

Di catastrofi mondiali ne avevamo recentemente parlato in merito agli incendi avvenuti in Australia, ove persero la vita moltissimi animali. In questo, l’asticella di un vero e proprio inferno, viene alzata notevolmente. In ballo non ci sono solamente eventi naturali che, purtroppo, la natura può far scaturire in base alle sue “esigenze”. Qui si parla di un cambio di rotta vero e proprio. Un mondo nuovo, fatto di rispetto ed educazione verso tutti gli abitanti della terra. Ma tutto questo si può davvero attuare? Si può davvero cambiare rotta?

In un momento del genere, ove una notizia di questo libro lascia tutti con l’amaro in bocca e la rabbia in corpo, è intervenuta, immediatamente, la “prima voce” del WWF in Italia. A parlare è stata la presidentessa italiana Donatella Bianchi. Quest’ultima ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: “Nel mezzo di una pandemia che colpisce l’intero globo terrestre, l’unica cosa che possiamo fare è invertire la tendenza entro il 2030”. Dieci anni, non uno di più. Questo è quello che intende sottolineare Donatella Bianchi che poi riprende un tratto del rapporto Living Planet, affermando che tutto quello che di negativo sta capitando nel mondo è anche opera delle deforestazioni, un’agricoltura non sostenibile e il commercio, illegale, della fauna selvatica.

In ultimo non possiamo che, purtroppo, evidenziare le specie che, ai giorni d’oggi (e non fra dieci anni) sono entrate nella categoria “specie in via d’estinzione”. Prima su tutte è quella del gorilla di pianura orientale, il cui numero nel Parco Nazionale Kahuzi-Biega, situato nella Repubblica Democratica del Congo, ha visto un calo a dir poco tremendo, se non totale, stimato intorno all’87% tra il 1994 e il 2015. Un calo dovuto alla solita ignoranza dell’essere umano: la caccia, oltretutto illegale. Un’altra specie in via d’estinzione è il pappagallo cenerino in Ghana sud-occidentale. In questo caso si raggiungono numeri che emettono paura solo a scriverli e pronunciarli ad alta voce: un calo del 99& tra il 1992 e il 2014, praticamente un collasso totale. A causa di trappole usa per il commercio di uccelli selvatici e la perdita del loro habitat. Il rapporto continua evidenziando anche il calo di diverse specie marine, pari all’84% tra il 1970 e il 2016.

In molti scherzano su questa pratica e credono che siano solamente un modo di dire. Ma, se non si cambia davvero rotta, la prossima specie ad andare incontro all’estinzione potrebbe essere benissimo la nostra: quella dell’essere umano. A noi la scelta, con un preciso e sostanziale avvertimento: cambiare le nostre posizioni, convinzioni e stupidi modelli societari che mirano al raggiungimento di cose effimere, per ritrovare il vero contatto e rispetto verso la natura, che alla fine non è mai né buona, né cattiva, ma giusta.

 

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