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Napoli: ospedale da campo per accogliere gli animali in fuga dalla guerra

Apre alla Mostra d’Oltremare di Napoli un ospedale da campo dove gli animali in fuga dall’Ucraina potranno ricevere le dovute cure

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Cani randagi (Pixabay)

La nuovissima iniziativa da parte dei veterinari di Napoli è stupenda. Un ospedale da campo per accogliere gli animali in fuga dall’Ucraina è stato allestito alla Mostra d’Oltremare, una delle principali sedi fieristiche della città. Il nuovo presidio veterinario è stato pensato per dare assistenza a tutti gli animali arrivati a Napoli insieme ai profughi scappati dal conflitto in Ucraina. Con oltre circa centomila arrivi attesi nella sola città metropolitana, di cui una buona parte in arrivo con cani e gatti, adesso finalmente i profughi possono trovare un punto di riferimento nel nuovissimo centro adibito appositamente per le loro necessità.

Nuovo presidio veterinario aperto alla Mostra d’Oltremare di Napoli: l’ospedale per gli animali in fuga dalla guerra è già operativo

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Cani randagi (Pixabay)

Il presidio è stato allestito alla Mostra d’Oltremare, nel quartiere Fuorigrotta a Napoli. La struttura è già stata adibita con gi strumenti necessari ed attiva già dalle prime settimane di marzo. Al suo interno è stato allestito un centro di accoglienza per i profughi ucraini che, ora, potranno ricevere anche delle consulenze e delle prestazioni veterinarie per i loro animali domestici.

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Nel centro è sempre presente almeno un veterinario dell’Asl Napoli 1 che si occupa della vaccinazione degli animali e di attuare la procedura legata ai microchip. L’ospedale da campo è attivo tutti i giorni dalle nove del mattino fino alle sei del pomeriggio. L’iniziativa è nata per salvaguardare il benessere degli animali che soffrono e che hanno sofferto durante le ultime settimane per via della guerra scatenata in Ucraina dalle milizie russe.

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Oltre a tutto ciò, l’operazione è fondamentale anche per la sicurezza di tutti i presenti. I vaccini e le visite agli animali a quatrro zampe sono attuate anche per prevenire possibili focolai di rabbia, una malattia che non è più presente nel nostro Paese ma che è ancora molto diffusa in vari Stati dell’est Europa.