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Orsi grizzly non possono essere cacciati a Yellowstone: arriva la sentenza

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:05
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Vittoria per gli orsi grizzly di Yellowstone: Corte d’appello Usa conferma che si tratta di una specie protetta e minacciata che non può essere cacciata

orso grizzly

Di fronte alla riapertura della caccia agli orsi e ai lupi compresi i cuccioli anche nelle tane si sono inaspriti numerosi confronti tra l’amministrazione del presidente americano Donald Trump e e le organizzazioni animaliste . A distanza di un anno dall’annuncio e dopo qualche mese dall’ordinanza con la quale veniva consentita la caccia agli orsi e ai lupi anche di cuccioli fino nelle tane, anche nelle aree protette è arrivata una sentenza storica della Corte d’appello che ha ribaltato l’ordinanza di Trump.

La corte d’appello  di San Francisco ha infatti confermato che gli orsi grizzly di Yellowstone rimarranno nell’elenco delle specie minacciate dell’Endangered Species Act, proteggendoli in tal modo dalla stagione della caccia al trofeo nelle aree popolate da questa specie, Wyoming, Idaho e Montana.

La corte ha accolto in tal modo il ricorso presentato dall’organizzazione animalista statunitense Humane Society scesa in campo all’indomani del decreto governativo per tutelare gli orsi grizzly nel parco dello Yellowstone.

Fin da subito, i funzionari del Dipartimento della Fauna selvatica nel 2017, declassarono la specie e avviarono dei programmi per consentire l’ingresso ai cacciatori di trofei, consentendo l’uccisione di un numero di esemplari. In totale erano censiti 700 esemplari tra i tre stati. Il Montana contrastò immediatamente questi programmi e limitò il numero di esemplari da uccidere.

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Stop massacro orsi grizzly

orso prato orsa
L’orso Grizzly, uno dei più famosi al mondo (foto Pexels)

Nella sentenza, la Corte d’appello ha evidenziato che il governo non aveva considerato l’impatto della caccia sulla specie minacciata e delle ripercussioni che si sarebbero verificate nell’ecosistema di Yellowstone. Una vittoria per le organizzazioni animaliste che si sono battute per anni con il fine di proteggere la popolazioni degli orsi. La sentenza ha sollevato polemiche con le organizzazioni di caccia e le società safari club che facevano guadagni nella promozione della caccia al trofeo dei orsi grizzly.

Sul tema è intervenuto anche il senatore John Barrasso (R-Wyo.), che presiede il Comitato per l’ambiente e i lavori pubblici del Senato, che ha definito la sentenza “sbagliata” dichiarando che “è lo stato del Wyoming e non un tribunale attivista che dovrebbe determinare la gestione dell’orso”, sottolineando che “il governo ha un piano di gestione che si basa su studi scientifici e al quale si dovrebbe dare più margine”.

A differenza delle lobby dei cacciatori e di chi per loro è al governo, le organizzazioni animaliste esultano e auspicano che si estenda la tutela in altri stati.

“Siamo felici di aver avuto un ruolo per garantire la sopravvivenza alla specie. Questa battaglia però non è finita e si deve estendere negli Stati a confine con  Yellowstone”, commentano le organizzazioni animaliste.

“Il grizzly è un simbolo di quello che rimane della nostra fauna selvatica in un momento in cui la natura si sta riducendo ed  costantemente sotto attacco” ha dichiarato Tim Preso, legale che ha rappresentato il gruppo di diverse sigle animaliste e ambientalisti che hanno presentato il ricorso, tra le quali Earthjustice, la Tribù Cheyenne del Nord, il Sierra Club, il Center for Biological Associazione per la conservazione della diversità e dei parchi nazionali.

Secondo le stime, l’orso grizzly era una specie tra Nord aMerica e Stati Uniti Occidentali. Ad oggi, la popolazione è soprattutto concentrata in Alaska. Si contano 55 mila esemplari tra i quali 1500 negli Usa, la maggior parte dei quali nell’area di Yellowstone.

C.D.