L’incredibile storia del cane e della tigre rimasti intrappolati per giorni insieme in un pozzo in India: il felino ha deciso di non attaccare il quattro zampe diventato suo amico.

Nel cuore rurale dell’India, dove il confine tra la civiltà umana e la natura selvaggia è sottile come un respiro, si è consumato un evento che sfida le leggi della biologia e riscrive il concetto di empatia animale. La cronaca ci consegna l’immagine quasi mitologica di una tigre del Bengala e di un cane randagio che, intrappolati per giorni nell’oscurità di un pozzo, hanno scelto la solidarietà invece della predazione, la vicinanza invece del conflitto.
La storia del cane e della tigre rimasti intrappolati per giorni in un pozzo in India
Tutto ha inizio quando una giovane tigre, probabilmente spinta dalla ricerca di cibo o acqua, cade accidentalmente in un pozzo profondo, tipico delle zone agricole indiane. Rimasta intrappolata per giorni, la sua presenza viene scoperta dagli abitanti del villaggio.

Qui, la cronaca si tinge di una sfumatura inquietante: secondo quanto riferito, per paura del predatore, un cane sarebbe stato calato nel pozzo. Un gesto che, nelle intenzioni di chi lo ha compiuto, presupponeva un esito tragico e immediato: il cane come pasto o come vittima sacrificale della furia del felino. Tuttavia, il destino aveva in serbo una sceneggiatura differente.
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Quando le forze dell’ordine e le squadre di soccorso sono arrivate sul posto, preparate a una scena di sangue o a dover gestire un animale inferocito, la torcia elettrica ha illuminato una realtà opposta. Sul fondo del pozzo, nel fango e nell’oscurità, la tigre e il cane erano distesi l’uno accanto all’altro. In natura, una tigre affamata vede in un cane una preda facile, un apporto calorico necessario alla sopravvivenza. Ma la biologia dell’isolamento può generare risposte inaspettate. Gli esperti di comportamento animale suggeriscono che, in situazioni di estremo stress e pericolo comune, possa subentrare quello che viene definito “patto di non aggressione per trauma condiviso”.

La tigre, nonostante la fame che la stava logorando da giorni, ha percepito nel cane non un nemico, ma un compagno di sventura. Il predatore ha “deciso” di non uccidere. Entrambi gli animali hanno scelto, invece, di farsi compagnia nel silenzio della fossa. Estrarre una tigre adulta da un pozzo stretto richiede sedazione e l’uso di carrucole, mentre il cane, visibilmente indebolito, è stato il primo a essere portato in salvo.
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È stato proprio durante questi momenti che i soccorritori hanno notato un dettaglio commovente: ogni volta che i due animali venivano allontanati visivamente l’uno dall’altro, mostravano segni di forte agitazione e stress. La tigre, solitamente reattiva e aggressiva verso l’uomo, appariva calma solo finché il suo compagno a quattro zampe era nel suo raggio visivo. “È come se avessero stretto un patto nell’oscurità,” ha dichiarato uno degli agenti intervenuti. “Una volta fuori, il loro legame non si è spezzato. Semplicemente, rifiutavano di separarsi“.

Dopo le necessarie visite veterinarie, che hanno confermato uno stato di denutrizione ma l’assenza di ferite da scontro, le autorità hanno trasferito la tigre e il cane in un’area protetta e sicura, un ampio ranch dove vivono tuttora fianco a fianco. Sotto il monitoraggio costante di biologi e personale esperto, i due continuano a condividere gli spazi, a dormire vicini e a interagire tra loro. La storia della tigre e del cane in India non è solo una curiosità zoologica. È un esempio di come sia possibile scegliere la pace anche nelle condizioni più disperate. Queste due creature hanno insegnato che la sopravvivenza non passa sempre attraverso la sopraffazione, ma a volte richiede il coraggio di restare vicini, di riconoscere la sofferenza dell’altro e di scegliere la compagnia invece della solitudine.
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Oggi, quella tigre non è più l’animale affamato che rischiava di morire nel buio, e quel cane non è più la preda calata per terrore. Sono due simboli di una natura che sa ancora stupire, ricordandoi che, a volte, per salvarsi, basta non attaccare. Purtroppo, troppo spesso le tigri vengono catturate e uccise. I cacciatori di frodo catturano le tigri per venderne, in un giro d’affari milionario del commercio illegale, pelle, ossa, denti e carne purtroppo richiestissimi in tutto il mondo, dalla medicina tradizionale cinese all’arredamento. Questi animali sono infatti una delle specie più minacciate al mondo: si stima che degli oltre centomila individui presenti agli inizi del secolo scorso siano rimasti oggi in natura solo circa quattromila e novecento esemplari liberi. La responsabile per la fauna selvatica del WWF ricorda che «l’ultimo rapporto “Skin and Bones”(Pelle e Ossa) del programma TRAFFIC (programma congiunto del World Wide Fund for Nature (WWF) e dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) ha rilevato chealmeno 3.377 tigri sono state sequestrate in duemila e duecento azioni tra il gennaio 2000 e il giugno 2022 nei cinquanta stati e territori analizzati: in media centocinquanta tigri sequestrate ogni anno. Un dato gravissimo, che si aggiunge ai dodici milioni di lacci rinvenuti in prossimità delle aree protette di Cambogia, Laos e Vietnam, trappole che uccidono indistintamente innumerevoli specie di mammiferi. La tigre è uno di loro». (di Elisabetta Guglielmi)