Per quattro giorni, tra gelo, vento e neve, il cane Pit Bull Sherru è rimasto accanto ai corpi senza vita dei suoi ragazzi morti durante una bufera sull’Himalaya.
Esistono storie tragiche e commoventi, racconti che emergono dal silenzio delle vette più impervie, dove l’ossigeno è rarefatto e la pietà sembra non appartenere al ciclo crudele degli elementi. Una di queste storie arriva dalle alture innevate del distretto di Chamba, nell’Himachal Pradesh, e ha come protagonista un cane di razza Pit Bull di un anno e mezzo di nome Sherru. Per quattro giorni e quattro notti, Sherru è diventato l’ultimo baluardo di calore contro il gelo eterno dell’Himalaya.
Il 22 gennaio 2026 Viksit Rana, 19 anni, e suo cugino Piyush Kumar, di soli 14, decidono di intraprendere un’escursione verso il tempio di Bharmani, una zona sacra e selvaggia situata nel distretto di Bharmour. Viksit è un blogger appassionato, un giovane che ama raccontare la bellezza delle colline indiane attraverso l’obiettivo della sua fotocamera. Il suo intento è quello di catturare immagini e video estremi, frammenti di natura incontaminata da condividere con la sua comunità sui social media.
Non partono sprovvisti. La montagna richiede rispetto e i due ragazzi sembrano saperlo. Portano con sé una tenda da trekking capace di ospitare due persone, sacchi a pelo termici, cibo confezionato e tutta l’attrezzatura necessaria per affrontare le altitudini. Con loro c’è Sherru, il Pit Bull di Viksit. Per il cane, quella è un’avventura, una corsa accanto al suo padrone tra i sentieri che si inerpicano verso il cielo. Ma la montagna, specialmente l’Himalaya, possiede una volubilità micidiale. In pochi istanti, quella che doveva essere una cronaca di bellezza si trasforma in una lotta disperata per la sopravvivenza.
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Mentre i due cugini risalgono il pendio, il meteo subisce un mutamento drastico. Una violenta bufera di neve si abbatte sull’area di Bharmour con una ferocia inaspettata. La visibilità si riduce a pochi centimetri e le temperature crollano vertiginosamente, assestandosi tra i -9 e i -10 gradi Celsius. In queste condizioni, l’orientamento diventa un miraggio e ogni passo affonda in un manto bianco che nasconde insidie mortali.
Dalle ricostruzioni effettuate in seguito alle ultime comunicazioni, Viksit comprende che la situazione è critica. Prima che le batterie del telefono cedano al freddo, riesce a contattare un amico. Le condizioni del 14enne stanno peggiorando rapidamente. Viksit non lo abbandona: tenta di caricarlo sulle spalle, cerca di scendere a valle in una corsa contro il tempo e l’ipotermia. Ma la neve continua a cadere, pesante e incessante, trasformando il pendio in una trappola di ghiaccio e aumentando il rischio di valanghe.
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Le condizioni meteo estreme impediscono qualsiasi intervento immediato; né gli elicotteri né le squadre di terra possono sfidare la furia della tempesta senza mettere a repentaglio altre vite. Per quattro lunghissimi giorni, dei due ragazzi e del loro cane non si sa più nulla. Solo il 26 gennaio il cielo concede una tregua. Una squadra composta da soccorritori professionisti e abitanti del luogo riesce finalmente a raggiungere il luogo dell’accampamento.
Nel silenzio assoluto della montagna, sentono il guaire di Sherru. Il Pit Bull è lì, immobile, seduto sulla neve gelata. È stremato: il muso è coperto di brina e non ha mangiato per novantasei ore. Non ha cercato un rifugio naturale nelle grotte vicine, non ha cercato di scendere a valle seguendo il proprio istinto di conservazione. È rimasto a fare la guardia a Piyush, il cui corpo giace ormai senza vita, parzialmente sepolto dalla neve. Il corpo di Viksit viene individuato poco distante, circa 100 metri più in basso. Il deputato locale, il Dr. Janak Raj, ha confermato il salvataggio dell’animale, sottolineando l’eccezionalità del suo comportamento: “Il cane apparteneva a Viksit, ma è stato trovato a vegliare Piyush. Questo dimostra un legame profondo che abbracciava l’intero nucleo familiare”.
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Il vice sovrintendente di polizia del distretto di Chamba, Dinesh Kumar Sharma, ha descritto quei momenti con profonda commozione. “Per tutti e quattro i giorni, nonostante la bufera e il freddo intenso, il cane non ha lasciato i corpi dei suoi proprietari”, ha dichiarato alla stampa. L’evacuazione è avvenuta tramite elicottero. Sherru è stato caricato a bordo insieme ai corpi di Viksit e Piyush. Una volta a valle, il cane è stato visitato e successivamente consegnato alla famiglia Rana.
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La passione per il digitale e la condivisione social, che ha spinto Viksit e Piyush a cercare lo scatto perfetto, si è scontrata con l’indifferenza millenaria della montagna. Il Pit Bull, una razza spesso vittima di pregiudizi e stigmatizzazioni legate all’aggressività, ha mostrato una devozione incrollabile, una resilienza fisica sbalorditiva e un senso del dovere che lo ha portato a sfidare temperature letali pur di non tradire la sua “famiglia”. Sherru ha ricordato al mondo che l’intelligenza emotiva e la fedeltà sono valori che non necessitano di parole. (di Elisabetta Guglielmi)
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