Sindaco vieta di dare da mangiare ai gatti randagi: i cittadini insorgono

Il sindaco di un comune italiano ha vietato di dare da mangiare ai gatti randagi: la decisione ha subito fatto insorgere la cittadinanza.

divieto di dare da mangiare ai gatti della colonia
Il divieto del sindaco di dare da mangiare ai gatti della colonia felina accende la polemica tra i cittadini (Foto Canva -amoreaquattrozampe.it)

Nel piccolo comune di Comabbio, in provincia di Varese, una recente ordinanza sindacale ha scatenato un vero e proprio cortocircuito comunicativo. Il Sindaco Mariolino Deplano ha infatti firmato un provvedimento che impone il divieto assoluto e immediato di somministrare cibo ai gatti della colonia felina situata tra via Lucio Fontana e via Ai Prati. La reazione dei cittadini non si è fatta attendere: tra indignazione sui social e proteste, l’ordinanza è stata percepita come un atto di crudeltà gratuita. Analizzando il testo normativo e consultando esperti del settore, emerge una realtà ben diversa: quella di una misura volta non a punire gli animali, ma a regolamentare la loro gestione per garantirne la sopravvivenza e la salute.

L’ordinanza del sindaco che vieta di dare da mangiare ai gatti randagi: le motivazioni oltre le proteste

Secondo il provvedimento, chiunque venga sorpreso a distribuire cibo al di fuori delle modalità concordate dall’Amministrazione con il Servizio Veterinario di ATS rischia sanzioni pecuniarie che vanno dai 25 ai 500 euro. Il motivo dell’ordinanza risiede nella gestione delle colonie feline, che per legge (Legge 281/91) sono protette e non possono essere rimosse, ma che richiedono un equilibrio delicatissimo.

colonia felina
In molti comuni di Italia i gatti randagi vengono registrati come colonia felina (Foto Canva -amoreaquattrozampe.it)

Il rischio, quando la somministrazione di cibo è lasciata all’iniziativa spontanea e disordinata dei singoli, è duplice. Da un lato c’è un problema di degrado ambientale, dal momento che gli avanzi di cibo e ii contenitori abbandonati attirano parassiti e altri animali infestanti. Dall’altro involontariamente si possono causare problemi di salute ai gatti dato che una dieta impropria o eccessiva può compromettere il benessere della colonia stessa.

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Secondo esperti in benessere animale, come la dottoressa Laura Arena, limitare l’accesso al cibo da parte di “estranei” non è una condanna alla fame, bensì una forma di tutela sanitaria. Un eccesso di cibo somministrato in modo incontrollato può portare a un aumento esponenziale della popolazione felina locale, rendendo più difficili le operazioni di sterilizzazione e monitoraggio sanitario.

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I gatti della colonia felina sono più tutelati rispetto a quelli non registrati ma la loro vita non è comunque semplice (Foto Canva -amoreaquattrozampe.it)

Le colonie feline devono avere dei referenti ufficiali (i cosiddetti “gattari” o tutor di colonia) che si occupano di fornire alimenti idonei e di mantenere puliti gli spazi. Quando decine di cittadini diversi portano scarti domestici o croccantini di scarsa qualità a ogni ora del giorno, il controllo sulla colonia viene meno. Il gatto smette di essere monitorato e diventa semplicemente un ricevitore passivo di cibo, spesso in un contesto di scarsa igiene. Il testo del Sindaco Deplano specifica chiaramente che la decisione è volta alla tutela dell’igiene pubblica, per evitare accumuli di rifiuti organici nelle vie urbane; alla salvaguardia della salute felina, garantendo che gli animali mangino cibo adatto e sicuro; all’equilibrio dell’ecosistema.

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Il malcontento esploso sulle pagine Facebook del Comune mette in luce un problema culturale tipico del nostro tempo: l’antropomorfizzazione dell’animale. Il cittadino che porta il rimasuglio del pranzo al gatto di strada ignora spesso che quel gesto, se non coordinato, può creare problemi digestivi all’animale. Il dissenso dei residenti nasce da un sentimento di empatia, ma spesso manca della comprensione tecnica necessaria. Gestire una colonia non significa solo “dare da mangiare”, ma presidiare un territorio, assicurarsi che ogni esemplare sia censito e che l’habitat sia decoroso sia per i gatti che per gli esseri umani.

gattino della colonia felina
Purtroppo sono molti gli umani che maltrattano i gatti randagi (Foto Canva -amoreaquattrozampe.it)

L’ordinanza di Comabbio non deve essere letta come un attacco ai gatti: il Comune non vuole affamare la colonia, ma vuole che il cibo sia somministrato secondo modalità concordate con l’ATS. La veterinaria esperta di benessere animale Laura Arena ha spiegato l’importanza che le persone comprendano come la cura degli animali in strada debba essere fatta con criterio, soprattutto quando si tratta della somministrazione di cibo. In tal senso la decisione del Sindaco di Comabbio è assolutamente corretta. “I cittadini – spiega Arena – non dovrebbero alimentare o gatti randagi perché il rischio è di comprometterne la salute proprio per l’origine dell’alimento che è mediamente di natura casalinga, quindi per evitare ad esempio che vi siano lische di pesce, ossa e così via, ovvero cibo che fa male al gatto sebbene le intenzioni siano buone”.

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Arena spiega che i cittadini che desiderano aiutare i gatti, anziché indignarsi, “potrebbe fare richiesta per diventare un operatore o comunque un volontario ammesso alla colonia e riconosciuto come tale, in modo che possa davvero contribuire alla cura dei gatti ma in modo corretto. Questo consiglio è valido per questo caso ma anche in generale: contribuire alla causa degli animali deve essere fatto non solo con il cuore ma anche con la testa”. Il caso di Comabbio insegna che la tutela degli animali passa necessariamente per la responsabilità. Sanzionare chi getta cibo in strada senza criterio è un atto impopolare, ma necessario per elevare lo standard di vita degli animali stessi. La sfida per il Comune ora sarà comunicare in modo efficace questi benefici, trasformando la protesta in una collaborazione attiva tra istituzioni e amanti degli animali. (di Elisabetta Guglielmi)

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