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Gatto ucciso, aveva solo pochi mesi di vita: due 14enni le assassine – VIDEO

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gatto ucciso
Il piccolo gatto ucciso dopo essere stato torturato

Due 14enne finiscono nell’occhio del ciclone per un piccolo gatto ucciso in seguito ad atroci torture. Hanno filmato tutto e postato il video sul web.

Due ragazze adolescenti in Texas sono state arrestate dopo che un video di Snapchat ha mostrato come le due abbiano torturato un gattino a morte per poi sbudellarlo. La cosa è stata confermata dalla polizia locale. Le ragazze, in seguito a questo orribile episodio che ha visto il piccolo gatto ucciso, sono state arrestate mercoledì e potrebbero affrontare delle accuse di crudeltà sugli animali. Entrambe hanno appena 14 anni. Il filmato è stato pubblicato su Snapchat ed è risultato essere ampiamente condiviso su altri di social network. Le immagini vedono una delle ragazze colpire in testa un gattino bianco e nero con quello che sembra essere un grosso coltello da cucina. In seguito, la stessa adolescente sbatte un sacchetto di plastica sul pavimento. All’interno c’era il gatto ucciso. E poi sempre lei viene inquadrata mentre usa un coltello per sventrare il povero animale.

Il sergente della polizia della località di Wichita Falls, Harold McClure, ha descritto il video come estremamente inquietante. “Siamo ben consapevoli della situazione che coinvolge in maniera inequivocabile due minorenni”. Parole rilasciate dall’ufficiale, il quale aggiunge: “Il video è meglio non riguardarlo. Fa ribrezzo”. Molte persone sui social hanno espresso tutta la loro indignazione per quanto successo. E tutti loro invocano una severa punizione per le ragazze colpevoli della morte del piccolo gatto ucciso. “Dovrebbero andare incontro a delle accuse penali”. “Hanno sbagliato e devono pagare”. “È così che si comincia ad essere serial killer”. Ed ancora: “Queste due hanno bisogno di sostegno mentale. Le autorità devono guardare a quello che succede nella loro vita familiare”.

Gatto ucciso, solo qualcuno difende le due giovani assassine

Poi c’è anche chi scrive che, nonostante si tratti di due minorenni, avrebbero potuto scegliere “i vostri figli da affettare. In quel caso chi le difende cosa direbbe?”. E non manca chi propone di rinchiudere le due assassine di animaletti indifesi in un istituto psichiatrico. Un’altra persona scrive: “Il modo in cui trattiamo gli animali riflette il modo in cui trattiamo anche le persone. Come si fa ad identificare i futuri criminali se non così?”. Poi però c’è anche chi vorrebbe la linea morbida. “Sono solo due ragazzine – commenta una donna – non hanno bisogno di bruciare all’inferno. Serve una consulenza urgente. Il sistema di giustizia minorile della contea di Wichita le incriminerà, l’ufficio del procuratore distrettuale li metterà in libertà vigilata e rimarranno sotto stretto controllo per diverso tempo”, ha scritto l’utente.

Gatto ucciso, solo l’ultimo di una serie di episodi di violenza

“L’unico modo per far si che si rendano conto di ciò che hanno fatto ed evitare che in futuro lo ripetano è dare a queste due ragazzine un esempio. Occorre condurle verso comportamenti positivi da parte di adulti specificamente formati per farlo. A volte basta che qualcuno si preoccupi di qualcun altro per cambiare una vita”. Anche le autorità scolastiche dell’istituto frequentato dalle due era a conoscenza del video. Ma formalmente non hanno potuto fare niente. E per questo motivo hanno demandato tutto alla polizia. La violenza contro gli animali è un qualcosa di odioso, che però avviene con fin troppa frequenza.

E spesso gli autori sono proprio dei giovani insensibili. È il caso del 19enne che ha massacrato un cucciolo di tre mesi, oppure dei giovani scolari che hanno ammazzato senza pietà un anatroccolo, filmando il tutto. è stata anche aperta una petizione online affinché vengano raccolte delle firme necessarie per chiedere a Snapchat, la piattaforma social dove il video della tortura era stato originariamente condiviso, di cominciare a fare qualcosa per salvaguardare la vita degli animali ed impedire che immagini simili vengano condivise.

A.P.