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Le espressioni facciali dei nostri cani e le loro emozioni

venerdì, 12 agosto 2016

espressioni

Ci fanno impazzire con le loro espressioni di senso di colpa oppure ad esempio quando si rendono conto di andare da qualche parte, come dal veterinario e assumono uno sguardo interrogatorio o con il quale chiedono pietà.
Tuttavia, molti esperti ricordano che spesso tendiamo ad umanizzare determinate espressioni, dando un’interpretazione umana al comportamento di un animale. Il cane ha un tipo di comunicazione che passa attraverso diversi canali, quello olfattivo, visivo e tattile e ha diverse espressioni che scaturiscono da più movimenti, per cui dovremmo associare lo sguardo alla posizione dell’orecchio o della coda.

Anche se ci sono delle espressioni base di cui abbiamo già parlato, la ricerca non si ferma e molti scienziati continuano a studiare i comportamenti dei cani per capire meglio il loro modo di comunicare e le loro emozioni.

Si tratta di ricerche empiriche che si basano sull’osservazione dell’animale, delle sue espressioni facciali per poter interpretare le loro emozioni.  Il cane è in grado di capire le emozioni dell’uomo, come emerso da una recente ricerca, tuttavia, in un articolo della Cnn, è stato chiesto ad un ricercatore se al contempo, il cane a contatto dell’uomo da millenni, non si sia evoluto attraverso la comunicazione con l’uomo, tanto da aver assunto anche lui delle espressioni relative ad emozioni umane per uno scambio migliore.

Questi studi sono condotti in un progetto denominato il Facial Action Coding System, che mira a codificare le espressioni facciali, così come è stato effettuato anche con i cavalli, in una ricerca del 2015, con il quale creare una mappa delle espressioni collegate ad un sentimento o un’emozione.

Juliane Kaminski dell’Università di Portsmouth ha rivelato alla rivista Science of Us che stiamo arrivando ad una svolta. Fino ad oggi sono state individuate undici unità di azione (AUS), ovvero, movimenti dei muscoli facciali coinvolti nelle espressioni e sono stati osservati cinque descrittori dell’Orecchio in azione (EAD), che sono da associare alle espressioni facciali. In tutto ci sono ben 16 movimenti facciali indipendenti che talvolta si combinano tra loro.

Tuttavia, ricorda la ricercatrice, il punto sta nel trovare un criterio oggettivo per descrivere le emozioni, associandole ad una data situazione. Il problema risiede nell’associare una determinata espressione evitando di utilizzare delle preferenze umane.

In tal senso, i ricercatori hanno effettuato uno studio, considerando 27 cani presenti in un rifugio, per cui sono state registrate le loro reazioni con una persona sconosciuta. E’ prevalsa un’espressione comune a tutti che gli scienziati hanno chiamato AU101, relativa al codice di un innalzamento delle sopracciglia interne oppure nel gergo, chiamata anche “lo sguardo da cucciolo“.

Si tratta dell’unica espressione che è stata correlata alla velocità con la quale il cane è stato adottato: ovvero, i cani che avevano fatto solo cinque volte quell’espressione sono stati in canile una media di 50 giorni, mentre quelli che l’hanno fatta dieci volte sono rimasti solo 35 giorni di media e infine i cani che l’hanno fatta per 15 volte sono stati adottati nell’arco di 28 giorni.

L’espressione è così triste, come se fossero alla disperata ricerca di compagnia umana e di attenzioni, per cui gli occhi sembrano più grandi. La domanda che si sono fatti i ricercatori è se i cani assumono quell’espressione di proposito per cui si sarebbero evoluti capendo che quell’espressione incide sull’uomo: “Ci siamo chiesti se sia un segnale comunicativo, se lo producono intenzionalmente con lo scopo di manipolarci”, ha dichiarato la ricercatrice.

Un altro sguardo comune è quello del senso di colpa per cui i ricercatori si sono chiesti se sia realmente il senso di colpa o una reazione all’espressione di rabbia dei proprietari, come suggerito da una ricerca condotta da Alexandra Horowitz del Barnard College.

I ricercatori stanno facendo dei passi ulteriori: dopo aver mappato le espressioni stanno cercando di capirle nel contesto e in base alle emozioni del cane.

La Kaminski ha però concluso suggerendo ai proprietari che cercano di capire i loro cani di seguire il proprio intuito: “Se esiste un legame che si basa su questo rapporto speciale, la comprensione risiede nel nostro rapporto speciale con il cane”.


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