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Puntura di tracina: tutti i rischi e come rimediare alla ferita

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Può capitare a tutti di toccare inavvertitamente il dorso di questo pesce e ritrovarsi una dolorosa ferita sul piede: ecco cosa fare in questo caso.

Tracina
Tracina: tutti i rimedi alla sua puntura

Può capitare che una giornata al mare sia rovinata dalla puntura di questo pesce: la ferita è molto dolorosa e provoca bruciore e infiammazione che, solo nei casi più gravi, possono risultare letali. Ecco quali provvedimenti bisogna adottare subito in caso di puntura di tracina: questi possono non solo attenuare il dolore ma anche salvare la vita.

La tracina: identikit del pesce che sta ‘sulla difensiva’

E’ annoverato tra i pesci più pericolosi del mar Mediterraneo, e non a caso: infatti il contatto con gli aculei presenti sul dorso provoca un dolore lancinante. Essa è detta anche ‘pesce ragno’ e in realtà il suo habitat si estende anche nelle acque atlantiche toccando le terre europee, africane e cilene. Si trova sempre in fondali sabbiosi entro i 30 m di profondità: per questo è facile che il nostro piede la urti inavvertitamente. La parte più pericolosa è nel dorso, dove sono presenti spine che emanano una sostanza velenosa: sono questi aculei che traggono la sostanza velenosa da un tessuto spugnoso a cui sono collegati e la immettono direttamente nel piede del malcapitato. Sono di colore giallo-marroncino con venature biancastre: il corpo è schiacciato lateralmente e la testa è grande con la bocca che tende all’alto. Questa corporatura schiacciata consente loro di nuotare sul fondale sabbioso, non troppo in profondità, per essere sempre pronte all’attacco.

L’attacco della tracina: modalità e conseguenze della puntura

Non solo api, calabroni e vespe e punture di zanzare che affliggono noi e i nostri animali domestici in vacanza con noi, ma anche i pesci possono rappresentare un serio pericolo in spiaggia. Generalmente però la tracina colpisce solo se ‘minacciata’, ovvero la sua intenzione non è quella di colpire volontariamente ma è come se tutto il suo corpo si difendesse da un attacco. Anche noi in realtà faremmo volentieri a meno di toccarla, soprattutto se consapevoli delle conseguenze. Ma nella stragrande maggioranza dei casi non facciamo caso alla sua presenza e la calpestiamo: generalmente la punta è nera e, facendo attenzione, potremmo anche notarla in quanto questo pesce non immerge quasi mai completamente il suo corpo nella sabbia. Normalmente infatti si viene feriti sulla pianta del piede, ma in alcuni casi come quello dei pescatori, le ferite possono verificarsi anche sulle mani durante le operazioni di pesca con la rete. Di solito attaccano se si sentono minacciate o quando sono impegnate nella caccia delle prede. La sua puntura ha un effetto simile alla ferita provocata dalla medusa: la sostanza velenosa iniettata è la dracotossina, ed è questa che provoca il dolore intenso che si avverte. Oltre al bruciore intenso, i sintomi che possono accompagnare la puntura sono anche nausea, vomito, tremori e sincopi. Se a ciò aggiungiamo il fatto che questo accade in spiaggia, dove spesso sia umani che animali, come i cani possono soffrire di disidratazione: in questo caso la situazione clinica potrebbe peggiorare facilmente.

Cosa fare dopo la puntura di una tracina

Una volta avvertito il dolore, alzando il piede potremmo notare un edema e dunque un gonfiore della parte colpita: la spina, se toccata, si apre a ventaglio e inietta un veleno neurotossico. Se guardare la ferita ci fa venire ansia e preoccupazione chiediamo aiuto a qualcuno che possa prendere le redini in mano della situazione. E’ bene mantenere sangue freddo e cercare di seguire pochi semplici passaggi per evitare di peggiorare la ferita e diminuire il dolore.

  • La prima cosa da fare è cercare di far fuoriuscire il veleno premendo sulla ferita e scongiurare la presenza di aculei o parte di essi ancora all’interno. Infatti se una spina dovesse rimanere dentro potrebbe generare un’infezione, quindi è assolutamente bene toglierla.
  • Spostare il ferito in un posto all’ombra e metterlo a riposo. E’ importante dargli dell’acqua da bere e immergere il piede in acqua calda: non usiamo l’acqua di mare, perché potrebbe aumentare l’infiammazione. La sostanza velenosa è infatti termolabile, quindi si disattiva col calore e con una temperatura pari o superiori a 50˚.
  • Se notiamo che i sintomi stanno peggiorando è il caso di chiamare immediatamente un medico, o magari provare a vedere se ce ne è uno in spiaggia. L’importante è evitare i rimedi fai-da-te: una volta si credeva che l’urina dei bambini potesse guarire la ferita per l’ammoniaca in essa contenuta. Alcuni addirittura consigliavano di bruciare la parte con una sigaretta appena spenta: più che rimedi sembrano torture!
  • Per attenuare l’infiammazione si possono adottare rimedi farmacologici, ma sempre dietro consiglio medico. Di solito, se ci sono reazioni di tipo allergico, l’esperto potrebbe prescrivere antistaminici, oppure creme lenitive e iniziare una profilassi antitetanica per evitare l’insorgere del tetano.

Insomma dopo aver letto questo articolo non è venuta a tutti la voglia di indossare delle scarpette di gomma prima di fare il bagno?

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F.C.

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