Ho rimproverato il mio cucciolo e ha reagito così, c’è un motivo preciso per il suo comportamento?

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By Elisabetta Guglielmi

Curiosita

I cani capiscono il significato del rimprovero oppure no: ecco cosa pensa realmente il cucciolo quando viene sgridato per il suo comportamento.

Ho rimproverato il mio cucciolo e ha reagito così, c'è un motivo preciso per il suo comportamento?
Ho rimproverato il mio cucciolo e ha reagito così, c’è un motivo preciso per il suo comportamento?(Screenshot Canva – amoreaquattrozampe.it)

Come dimostrano numerosi studi scientifici, i quattro zampe domestici hanno un’incredibile capacità nell’apprendere e nel comprendere le parole degli esseri umani, rispondendo a determinati stimoli verbali. Nonostante la scienza non abbia ancora dato risposte su cosa pensano i cani quando vengono rimproverati, gli etologi possono fare delle supposizione attendibili che si basano sul comportamento dei quattro zampe. Ecco dunque qualche informazione riguardo a quanto capisce un cucciolo quando il suo umano lo rimprovera.

Il cucciolo capisce il significato del rimprovero? Ecco qualche informazione in merito

Cosa pensa un cane quando viene rimproverato? La risposta alla domanda si baserà sulle conoscenze del mondo canino che derivano dalle ricerche di scienziati ed etologi.

Persona sgrida il cane
I cani capiscono il significato del rimprovero oppure no? Ecco cosa pensa il quattro zampe quando viene sgridato (Screenshot Canva – amoreaquattrozampe.it)

Nuovi studi condotti dai ricercatori hanno testato le capacità cognitive di cani e gatti, analizzando quale delle due specie sia in grado di rispondere meglio ai gesti della comunicazione umana. Un ruolo cruciale nel rapporto che cani e gatti hanno con gli esseri umani è riscontrabile nella storia dell’evoluzione di questi animali e del loro addomesticamento.

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Come dimostrano diversi studi, i cani comprendono la lingua degli esseri umani. Gli etologi hanno cercato di comprendere quali fossero le parole o le frasi in grado di generare una risposta emotiva da parte dei cani. I risultati derivati dallo studio hanno permesse di appurare come i quattro zampe non solo siano in grado di capire il significato delle parole, ma anche di associarle a emozioni e azioni.

bambina sgrida il cane
Rimproverare il cane: come far comprendere al quattro zampe cosa ha fatto di sbagliato (Screenshot Canva – amoreaquattrozampe.it)

Gli animali domestici provano sentimenti ed emozioni proprio come gli esseri umani. Un cane può manifestare rabbia, preoccupazione, felicità o tristezza, anche se non avrebbe la capacità, secondo gli etologi, di associare le emozioni che prova a una causa ben precisa. Quando si rimprovera un cane bisogna quindi tenere conto del fatto che le parole che gli vengono rivolte potranno far scaturire in lui una determinata reazione emotiva. L’istruttore cinofilo David Morettini, in un’intervista a Kodami, ha spiegato come sia estremamente importante quando si rimprovera un cane prendere in considerazione «il tempismo della comunicazione; la profondità di relazione; l’età del cane».

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Quello che prova un cucciolo quando viene rimproverato dipende dunque dal modo con cui i suoi umani si pongono nei suoi confronti. Le punizioni non hanno alcun effetto, anzi tendono a incrinare il rapporto di fiducia del cane nei confronti delle persone. Quando si strilla un quattro zampe occorre sempre ricordare come per gli animali la comunicazione non verbale è ancora più importante di quella verbale; per questo motivo, bisogna porre estrema attenzione al tono della voce, alle espressioni e alla postura.

Addestratori ed etologi hanno dimostrato attraverso lo studio del comportamento dei cani come le capacità cognitive di questi ultimi permettano loro di comprendere meglio un addestramento basato sulla ricompensa. Attraverso il rinforzo positivo il cane riesce a imparare, mentre ciò non accade con la punizione e i metodi avversativi che hanno solo un effetto negativo. Quando un cane viene rimproverato, bisogna quindi mettere in chiaro quale è l’azione sbagliata che ha compiuto, ricorrendo però a un approccio cognitivo relazionale basato sul rispetto e sulla conoscenza reciproca. (di Elisabetta Guglielmi)

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