Proprio come il cane anche lei prima era domestica. E voi, ne vorreste una?

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By Elisabetta Guglielmi

Curiosita

Non differentemente dal cane, anche la volpe prima era una specie domestica: ad avanzare l’ipotesi è uno studio scientifico da poco pubblicato sulla «Royal Society Open Science».

Proprio come il cane anche lei prima era domestica. E voi, ne vorreste una?
Proprio come il cane anche lei prima era domestica. E voi, ne vorreste una? (Screenshot foto Canova – amoreaquattrozampe.it)

Una recente scoperta di un gruppo di archeologi potrebbe cambiare le conoscenze fino a ora note sulle volpi. Sulla base dei resti ossei di uno di questi animali, rinvenuti in una sepoltura di un uomo vissuto in Argentina oltre mille e cinquecento anni fa, gli studiosi hanno ipotizzato che le volpi fossero animali da compagnia. I dati delle ricerche sono stati pubblicati in uno studio che ha suscitato grande interesse tra gli etologi. Possibile che la volpe, non differentemente dal cane, fosse considerata “domestica”?

I resti ossei di una volpe “domestica” di 1500 anni fa rinvenuti in una sepoltura: la scoperta in Argentina

Lo studio pubblicato su una rivista scientifica, la «Royal Society Open Science», ha analizzato i resti di una volpe vissuta in Argentina circa mille cinquecento anni fa. I ricercatori hanno ipotizzato che l’esemplare fosse considerato alla stregua di un animale domestico nelle società di cacciatori raccoglitori.

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Esemplare di volpe in un paesaggio invernale con alberi innevati (Screenshot foto Canova – amoreaquattrozampe.it)

Nell’articolo pubblicato sulla «Royal Society Open Science», un gruppo di studiosi ha offerto una nuova lettura dei resti ossei riportati alla luce nel 1991 in provincia di Buenos Aires, in Argentina. Nella sepoltura di un gruppo di uomini di una tribù di cacciatori era stato rinvenuto lo scheletro di una volpe tumulata insieme agli umani. I ricercatori hanno avanzato l’ipotesi che la volpe condividesse la vita con i cacciatori raccoglitori della zona.

Negli ultimi anni diverse regioni e città hanno approvato leggi in merito alla tumulazione congiunta degli animali d’affezione insieme ai loro umani.

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Nell’antichità era abitudine diffusa che gli esseri umani defunti venissero sepolti accanto ai loro animali d’affezione. Se con “animale d’affezione” si intende la definizione giuridica stabilita in un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 28/02/2003 indicante tutti gli animali da compagnia, tenuti dall’uomo senza fini produttivi o alimentari, allora si potrebbe affermare senza grande difficoltà che in Argentina mille e cinquecento anni fa la volpe era considerata un animale d’affezione.

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Lo studio dei ricercatori sull’addomesticamento delle volpi (Screenshot foto Canova – amoreaquattrozampe.it)

Sono attestati diversi casi di sepolture congiunte di esseri umani e volpi nel territorio di Buenos Aires. Sulla base di questi rinvenimenti, è stata avanzata l’ipotesi che le volpi venissero considerate alla stregua di animali domestici. Da un’analisi degli isotopi delle ossa dell’animale trovato nel 1991, gli studiosi sono riusciti a risalire alla dieta della volpe. Diversamente dai suoi simili carnivori, la volpe sepolta insieme agli umani si nutrivano dello stesso cibo della popolazione della zona. Una delle autrici dello studio, Ophélie Lebrasseur, ha spiegato che «o gli umani le davano da mangiare, o si nutriva dei loro rifiuti: in ogni caso viveva in zona». Secondo Lebrasseur, lo stato di conservazione dei resti dell’animale trovato suggeriscono che venne seppellito volontariamente. Non si tratterebbe quindi di resti abbandonati dopo la caccia, ma sarebbero stati «tumulati volontariamente assieme agli umani».

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I resti della volpe risalgono a circa seicento o ottocento anni prima dell’arrivo dei cani domestici in Patagonia. Si tratta di un esemplare di Dusicyon Avus, una specie di volpe che si estinse circa cinquecento anni fa.

Oggi in Europa e in America è diffusa la volpe rossa (nota con il nome scientifico di Vulpes vulpes secondo la classificazione tassonomica di Linneo del 1758), la più grande delle volpi nonché il carnivoro che vive nell’areale più vasto dal momento che è diffusa in tutto l’emisfero boreale, dal circolo polare artico al Nord Africa, il Nord America e l’Eurasia. A seguito dello sterminio della popolazione da parte dei cacciatori (in Inghilterra e in Scozia la caccia alla volpe è considerata uno degli sport nazionali più antichi), la volpe è entrata nella lista delle specie da proteggere tanto che oggi è maggiormente tutelata.

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La volpe trovata in Argentina sarebbe più simile invece alla chilla (nome scientifico Lycalopex griseus, secondo la classificazione del naturalista Gray, 1837) o volpe grigia. La chilla, conosciuta con il nome di volpe grigia sudamericana o volpe grigia argentina, è diffusa nelle pianure della Pampa e in altre regioni desertiche e pianeggianti del Sudamerica; nonostante il nome popolare utilizzato per definirla, la chilla è propriamente una volpe, ma una licalopecia, detta anche pseudovolpe o volpe lupo, un genere di canidi originari del Sudamerica. Come dimostra lo studio da poco pubblicato sono ancora tantissimi i segreti su queste meravigliose creature e sulla storia del loro rapporto con gli esseri umani. (di Elisabetta Guglielmi)

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