Allarme sulle coste europee: migliaia di uccelli marini morti in poche settimane

Allarme sulle coste europee: migliaia di uccelli marini, in particolare le pulcinelle di mare, sono morti in poche settimane.

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Migliaia di uccelli marini morti sulle coste europee: è la più grande moria di massa degli ultimi dieci anni (Screenshot foto Facebook Cornwall Wildlife Trust – amoreaquattrozampe.it)

Il silenzio sulle scogliere europee è il suono senza suoni della tragedia invisibile del “Seabird Wreck” in Europa. Le coste dell’Atlantico europeo, solitamente animate dal fragore delle onde e dal richiamo dei gabbiani, sono oggi teatro di uno scenario spettrale. Dalle scogliere frastagliate della Scozia alle spiagge dorate della Penisola Iberica, migliaia di corpi piumati giacciono inermi sulla battigia. Non è l’effetto di una fuoriuscita di petrolio, né di un’epidemia fulminante: è quella che gli esperti definiscono la più grande moria di massa di uccelli marini dell’ultimo decennio.

La moria più grande di uccelli marini dell’ultimo decennio: il silenzio sulle scogliere europee preoccupa gli ambientalisti

Il fenomeno, tecnicamente noto come “seabird wreck” (letteralmente: naufragio di uccelli marini), ha assunto proporzioni allarmanti tra gennaio e febbraio 2026. Oltre 38.000 esemplari sono stati censiti lungo il litorale atlantico, ma gli scienziati avvertono che ciò che si vede è solo la punta di un iceberg ecologico.

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Che cosa fare nel caso in cui si trovano uccelli marini uccisi sulle spiagge: le associazioni ambientaliste spiegano le procedure da seguire (Screenshot foto Facebook LPO Aquitaine – amoreaquattrozampe.it)

Tutto è iniziato con una sequenza implacabile di perturbazioni atmosferiche. Le tempeste Goretti, Ingrid e Chandra hanno flagellato l’Atlantico per settimane, trasformando l’oceano in un tumulto di correnti violente e acque torbide. Per specie come il pulcinella di mare (Fratercula arctica), l’uria, la gazza marina e la sterna, la tempesta non è solo un disagio meteorologico, ma una condanna a morte per inedia. Questi uccelli sono cacciatori a vista: si immergono per catturare piccoli pesci e crostacei. Quando il mare è eccessivamente mosso, la visibilità sott’acqua precipita e le prede vengono disperse dalle correnti verso profondità o aree irraggiungibili.

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Il risultato è un bilancio energetico catastrofico: l’uccello consuma enormi quantità di calorie per lottare contro il vento e il moto ondoso, ma non riesce a reintegrarle. Le testimonianze raccolte sul campo sono strazianti. Rebecca Allen, del Cornwall Wildlife Trust, ha descritto il ritrovamento di alcuni pulcinella di mare a Newquay, in Cornovaglia: “Erano corpi ridotti all’osso. Lo sterno sporgeva nettamente, i muscoli pettorali erano quasi scomparsi e non c’era traccia di grasso sottocutaneo. Erano letteralmente morti di fame”.

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Migliaia di pulcinelle di mare sono state trovate morte sulle spiagge e molte altre sono state salvate (Screenshot foto Facebook LPO Aquitaine – amoreaquattrozampe.it)

La geografia del disastro copre l’intera facciata atlantica dell’Europa, evidenziando la scala transnazionale dell’evento. I dati raccolti dalle organizzazioni di protezione ambientale delineano un quadro drammatico. Nonostante gli sforzi dei centri di recupero, le possibilità di salvezza per gli esemplari che arrivano a riva vivi sono minime. Anche individui eccezionalmente resistenti hanno ceduto: in Scozia, un pulcinella di mare di ben 34 anni – un’età quasi da record per la specie – è morto poco dopo il ricovero in un centro nell’Aberdeenshire, sfinito da settimane di privazioni.

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Samuel Wrobel, responsabile delle politiche marine della Royal Society for the Protection of Birds (RSPB), sottolinea come questi eventi non siano più anomalie isolate, ma sintomi di un sistema in crisi. Sebbene i “naufragi” di uccelli siano documentati storicamente – si ricordano i 34.000 morti nel 1983 e i 55.000 del 2014 – la loro frequenza e intensità stanno cambiando sotto la spinta del riscaldamento globale.

Pulcinelle di mare
Migliaia di uccelli marini stanno morendo lungo le coste europee dopo settimane di tempeste nell’Atlantico: molti, soprattutto la specie della pulcinella di mare, sono morti di fame (Screenshot foto Facebook LPO Aquitaine – amoreaquattrozampe.it)

L’aumento delle temperature oceaniche non solo alimenta tempeste più violente e frequenti, ma altera l’intera rete trofica. Il precedente più inquietante è quello dell’Alaska (2014-2016), dove un’ondata di calore marino nota come “warm blob” portò alla morte di circa 4 milioni di urie. Quella popolazione non si è mai ripresa del tutto. In Europa, il timore è che l’impatto cumulativo di tempeste invernali e crisi delle risorse ittiche possa portare alcune colonie al punto di non ritorno.

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Il vero impatto di questa moria sarà visibile solo nei prossimi mesi. Gli scienziati attendono con ansia la stagione della nidificazione: il numero di nidi vuoti nelle colonie storiche dirà quanto profonda sia stata la ferita inferta quest’inverno. Se una fetta significativa della popolazione adulta è perita, il successo riproduttivo delle specie colpite potrebbe crollare per anni a venire. Oltre al monitoraggio scientifico, le autorità hanno emesso raccomandazioni per i cittadini che frequentano le coste.

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Anche se la causa primaria è la fame, i cadaveri possono ospitare patogeni pericolosi come il virus dell’influenza aviaria. Importante è segnalare i ritrovamenti utilizzando le app o i contatti delle autorità locali per aiutare i ricercatori a mappare l’estensione del fenomeno. Per evitare contatti accidentali con animali potenzialmente infetti o disturbare gli esemplari sopravvissuti ma debilitati.

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Questa tragedia silenziosa è l’ennesimo segnale di un ecosistema marino sotto pressione estrema. Gli uccelli marini sono considerati le “sentinelle del mare“: la loro salute riflette direttamente lo stato di salute delle acque e delle popolazioni ittiche. Vederli soccombere in queste quantità significa che l’equilibrio dell’Atlantico è seriamente compromesso. Su Facebook la principale organizzazione benefica locale per la fauna selvatica della Cornovaglia, Cornwall Wildlife Trust, impegnata a proteggere la fauna selvatica e i luoghi selvaggi della Cornovaglia, ha ricordato che cosa fare in caso di ritrovamento delle pulcinelle di mare.

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L’associazione spiega che gli uccelli esausti e affamati possono riprendersi con cure specialistiche. I volatili vivi trovati finora non hanno influenza aviaria, ma c’è ancora un rischio. Intervenire solo se adeguatamente preparati (consigliati guanti, maschera e protezione degli occhi) o contattare un veterinario locale o RSPCA West Hatch Wildlife Centre. Importante è non rimettere l’uccello in mare, non nutrire o dare acqua, coprire delicatamente la testa con un asciugamano e avvolgere le ali ponendolo in una scatola di cartone ventilato foderata con asciugamano. Mantenere caldo, buio e silenzioso e raggiungere al più presto l’assistenza specialistica.

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Su Facebook, LPO Aquitaine, l’organizzazione di tutela ambientale À l’échelle de l’ancienne Aquitaine, che lavora quotidianamente per la protezione delle specie, la salvaguardia degli spazi e l’educazione e la sensibilizzazione sull’ambiente, ha accolto più di 700 esemplari in pericolo. Nel caso di ritrovamento di un animale selvatico in difficoltà, bisognerà contattare il numero 05.56.91.33.81 prima di qualsiasi trasporto dell’animale. (di Elisabetta Guglielmi)

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