Salvato da cucciolo alla stazione di Odessa e portato negli Stati Uniti, il leone Taras affronta ora una rara infezione fungina. Le cure stanno dando speranza.
A soli quattro mesi era stato trovato nascosto all’interno di un borsone nella stazione ferroviaria di Odessa, nel pieno della guerra in Ucraina. Da quel momento, la vita di Taras è stata una successione di prove che sembravano troppo grandi per un cucciolo.

Prima il possibile traffico illegale di animali, poi il conflitto, l’evacuazione e un lunghissimo viaggio verso gli Stati Uniti. Quando finalmente sembrava aver trovato la tranquillità, il destino lo ha messo davanti a una nuova battaglia.
Taras trovato in un borsone alla stazione di Odessa, cosa è successo dopo
Oggi Taras ha quattro anni e vive al Wildcat Sanctuary, in Minnesota. Qui è circondato dalle cure dello staff e dalla compagnia degli altri leoni arrivati con lui dall’Ucraina. Negli ultimi mesi, però, una rara e pericolosa infezione fungina ha seriamente minacciato la sua vita.

La storia del giovane leone comincia in circostanze ancora oggi non del tutto chiarite. Taras aveva appena quattro mesi quando venne scoperto all’interno di un borsone alla stazione di Odessa.
Con lui c’erano le sorelle Lesya e Stefania. Al gruppo si sarebbe poi aggiunta Prada, una leonessa leggermente più grande proveniente da Kiev e senza legami di parentela con gli altri tre cuccioli.
Non è mai stato possibile ricostruire con certezza cosa fosse accaduto prima del loro ritrovamento. Secondo Tammy Thies, fondatrice e direttrice del Wildcat Sanctuary, una delle ipotesi è che i piccoli fossero stati separati molto presto dalle loro madri e destinati al commercio illegale internazionale di animali esotici.
Lo scoppio della guerra potrebbe aver cambiato improvvisamente il loro destino.
«Mentre i confini venivano chiusi e venivano istituiti posti di blocco, molti di questi trafficanti abbandonavano gli animali invece di cercare di farli passare oltre il confine per venderli», ha raccontato Thies.
Nel novembre 2022 arrivò finalmente la possibilità di mettere i quattro giovani leoni al sicuro. Taras, Lesya, Stefania e Prada furono evacuati grazie a un’operazione realizzata dal Wildcat Sanctuary insieme all’International Fund for Animal Welfare.
A occuparsi materialmente del trasferimento dall’Ucraina fu anche un veterinario americano che in quel periodo lavorava a Kiev.
Lasciare il Paese non fu semplice. Il viaggio via terra verso la Polonia durò circa 36 ore, attraversando un territorio segnato dal conflitto e dall’incertezza. Una volta raggiunta la Polonia, fu necessario attendere tutte le autorizzazioni necessarie per consentire agli animali di proseguire verso gli Stati Uniti.
La loro nuova casa divenne il Wildcat Sanctuary, nei pressi di Sandstone, in Minnesota: un luogo protetto dove Taras e gli altri avrebbero potuto finalmente vivere lontano dalla guerra. Sembrava l’inizio di un’esistenza completamente nuova. Ma per Taras sarebbe arrivata un’altra prova.
Fino allo scorso maggio Taras appariva energico e perfettamente integrato nel suo gruppo. Poi il personale del santuario ha cominciato a osservare alcuni cambiamenti.
Il leone era meno attivo del solito, sembrava svogliato e soprattutto aveva perso interesse per il cibo. Segnali che hanno spinto lo staff a non perdere tempo e a sottoporlo ad accertamenti approfonditi.
Per comprendere cosa stesse accadendo sono stati necessari diversi esami e persino un viaggio di andata e ritorno di circa 180 miglia, oltre 280 chilometri, fino a una clinica specializzata di Minneapolis.
Taras è stato sottoposto a una scansione dei polmoni e a una biopsia. Gli esami hanno infine permesso di individuare il problema: blastomicosi, una seria infezione fungina non contagiosa.
La blastomicosi, conosciuta anche come morbo di Gilchrist, è un’infezione causata da un fungo presente nell’ambiente e può interessare sia gli animali sia gli esseri umani. La malattia può diventare particolarmente pericolosa quando raggiunge i polmoni e viene diagnosticata in una fase avanzata.
Nel caso di Taras, fortunatamente, lo staff si è accorto molto presto che qualcosa non andava. Una tempestività che potrebbe aver fatto la differenza tra la vita e la morte.
«Era in lotta per la sua vita», ha spiegato Tammy Thies.
La direttrice del santuario ha sottolineato quanto possa essere grave questa patologia nei grandi felini: «Di solito, quando ai grandi felini viene diagnosticata la blastomicosi, stanno già mostrando difficoltà respiratorie e, a quel punto, la malattia è così avanzata che persino i farmaci antifungini aggressivi possono essere pericolosi per la vita. Le possibilità di sopravvivenza sono molto basse».
La prognosi iniziale non lasciava spazio a facili entusiasmi. «Lo specialista ci ha detto che la prognosi era riservata e, quando ho chiesto: “Ha il 30% di possibilità?”, si sono limitati a guardarmi e a guardare a terra», ha raccontato Thies.
Nonostante la situazione, nessuno ha voluto arrendersi. Durante la fase più delicata Taras ha ricevuto due volte al giorno una potente terapia antifungina per via endovenosa. Il suo organismo ha risposto positivamente e, poco alla volta, il leone è riuscito a superare il momento più critico.
La battaglia, però, non è ancora conclusa. Taras deve continuare ad assumere medicinali per via orale due volte al giorno e potrebbero essere necessarie settimane, se non mesi, prima di poter parlare di completa guarigione.
Durante il trattamento Taras era stato separato temporaneamente dal resto del gruppo. Per lo staff del santuario c’era quindi anche un’altra preoccupazione: capire come gli altri leoni avrebbero reagito al suo ritorno.
«Voleva stare con la sua famiglia, così abbiamo iniziato con un incontro alla volta con una sorella», ha raccontato Thies. Il timore era che le settimane trascorse lontano dal gruppo potessero aver alterato gli equilibri sociali. La reazione degli animali, invece, ha sorpreso ed emozionato tutti.
«Eravamo preoccupati che, dopo essere stato lontano per settimane, potessero aggredirlo, ma c’erano così tante coccole e si rotolavano così tanto l’uno sull’altro. Il branco lo ha accolto a braccia aperte e da allora sono inseparabili».
Taras può quindi trascorrere nuovamente il tempo insieme agli altri leoni. Deve essere separato soltanto in alcuni momenti della giornata, soprattutto durante la somministrazione dei medicinali, per evitare che gli altri animali mangino il cibo contenente il farmaco destinato a lui.
Per le persone che hanno seguito Taras fin dall’Ucraina, vederlo reagire alle cure ha un significato ancora più profondo.
Era già sopravvissuto a circostanze drammatiche quando era soltanto un cucciolo. Aveva superato la guerra, l’abbandono, un viaggio estenuante e il trasferimento dall’altra parte del mondo. Ora sta dimostrando la stessa forza davanti alla malattia.
«La sua sopravvivenza è stato il suo “secondo miracolo”», ha detto Tammy Thies.
La diagnosi aveva inizialmente fatto temere il peggio. «Tutti quelli che abbiamo contattato ci hanno semplicemente detto che erano dispiaciuti e di non essere ottimisti», ha ricordato la direttrice.
Fondamentale sarebbe stata proprio la diagnosi precoce, arrivata prima della comparsa di gravi problemi respiratori.
«Siamo davvero grati allo staff e all’équipe veterinaria che hanno individuato la malattia così presto, prima che mostrasse sintomi respiratori, perché non credo che saremmo riusciti a salvarlo».
Non è ancora possibile dire che Taras abbia definitivamente sconfitto la blastomicosi. Le terapie continuano e saranno necessari nuovi controlli per verificare l’evoluzione dell’infezione.

Per chi lo aveva visto arrivare negli Stati Uniti dopo essere scampato alla guerra, affrontare una nuova minaccia è stato doloroso.
«È stato devastante, dopo tutto quello che aveva passato, dopo che questo leone aveva combattuto così duramente ed era uscito dalla guerra molto più forte, ricevere poi la diagnosi di una malattia fungina ai polmoni e sapere che potrebbe non farcela», ha raccontato Thies.
Ma la storia di Taras, almeno fino a questo momento, è soprattutto una storia di resistenza. Dal borsone in cui fu trovato quando era appena un cucciolo alla nuova casa in Minnesota, il giovane leone ha superato ostacoli che sembravano insormontabili.
Adesso continua la sua battaglia circondato dallo staff che si prende cura di lui e dagli altri leoni del suo gruppo. «Ha una battaglia davanti a sé, ma ha ancora tanta vita da vivere e tutti noi ci saremmo riuniti per combattere per lui».
Dopo essere sopravvissuto alla guerra e aver attraversato migliaia di chilometri per raggiungere un luogo sicuro, Taras sta provando ancora una volta a dimostrare quanto possa essere forte il suo desiderio di vivere.