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Cani in guerra, dall’Afghanistan all’oblio: sono stati tutti abbandonati

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cani in guerra
Cani in guerra, i marines americani protestano per la loro sorte

Cani in guerra il Dipartimento della Difesa USA ammette grosse falle nel sistema di ricollocamento degli animali tornati da zone di conflitto.

Tanti cani in guerra che hanno servito l’esercito americano in Afghanistan durante l’operazione ‘Enduring Freedom’ che ha avuto luogo nel paese asiatico tra 2010 e 2014 non se la passano affatto bene. Nonostante siano da considerare dei veri e propri eroi per i servizi svolti e per la loro capacità di individuare ordigni esplosivi grazie ad un apposito addestramento, molti di loro si ritrovano oggi ad essere dei randagi. Ad ammetterlo è stato il Pentagono, l’organismo che presiede a tutte le operazioni militari a stelle e strisce. Tantissimi cani in guerra sono poi stati abbandonati una volta tornati a casa. Pensate che per alcuni i mesi successivi al rimpatrio sono trascorsi all’interno di canili.

Perennemente chiusi in casa, per loro non c’è stata l’opportunità di essere affidati a qualche famiglia. Altri ancora sono finiti con l’ammalarsi e nessuno ha potuto – o voluto – prendersene cura. Così sono stati soppressi. Esattamente come succede ai soldati, anche i cani in guerra possono soffrire di sindrome post-traumatica da stress. Inoltre, per quelli che invece sono stati dati in adozione c’è da segnalare che in molti casi non sono state tenute in conto alcune loro particolari caratteristiche di aggressività. Ad esempio alcuni quattrozampe addestrati specificatamente per mordere sono stati concessi a famiglie con bambini piccoli.

Cani in guerra, i soldati americani hanno fatto nascere il caso

Persone che sono all’interno del Pentagono rivelano che questi procedimenti sono avvenuti nella più totale disorganizzazione. A far nascere tutto sono stati parecchi soldati e marine che avevano agito con i cani negli scenari di guerra. Alla fine, come spesso accade, avevano finito con l’affezionarsi ai loro animali. Ma una volta tornati ne hanno perso le tracce e non è stato possibile ricongiungersi con loro. Per fortuna in 13 casi la caparbietà dei marine ha fatto si che ci sia stato un lieto fine, grazie anche alla associazione ‘Mission 7k rescue Charities’. I numeri ufficiali parlano di 232 cani in guerra coinvolti. Di questi 27 sono stati spostati in agenzie governative, 5 in agenzie federali, 3 ad altre unità militari, poi 13 a compagnie private e 7 a civili. L’augurio per il futuro è che la situazione possa cambiare e rientrare in un ambito di normalità.

A.P.