In Francia è stato avvistato un rarissimo branco di lupi neri: quale è il mistero che si cela dietro ai “Sirius Black” e di che cosa si tratta.

Nel cuore della Provenza, tra le aspre vette della catena montuosa di Sainte-Baume, il mito e la scienza hanno trovato il loro connubio in alcuni rarissimi esemplari di lupo nero. Esemplari che si differenziano dal classico lupo grigio europeo (Canis lupus lupus). Il branco di lupi neri della Francia è stato soprannominato “Sirius Black” in omaggio al celebre personaggio di Harry Potter capace di trasformarsi in un enorme canide scuro.
Il branco di rarissimi lupi neri della Francia, soprannominati “Sirius Blanck” in onore del personaggio di Harry Potter
La scoperta di questo branco di lupi dal manto completamente nero non è solo una curiosità zoologica, ma rappresenta un tassello fondamentale per la comprensione dell’evoluzione, della genetica e della conservazione dei grandi carnivori nel Vecchio Continente.

Esattamente come per altri animali dello stesso colore, il manto nero nei lupi è molto raro. Per questa specie di canide il discorso è simile a quello delle pantere. Il termine “Pantera nera” è il nome comune con cui vengono indicati gli esemplari dal manto nero di alcune specie di felidi. Il genere “Panthera” è in realtà una unità tassonomica che comprende tutte le specie di un particolare gruppo di felidi: in Nord America il termine indica il puma, mentre in America Latina indica il giaguaro. La pantera è un esemplare di giaguaro o di leopardo con una mutazione genetica, una condizione rara definita melanismo dove l’eccesso del pigmento determina un colore più scuro nel mantello, fino al nero. Nella maggior parte dei casi le macchie dei leopardi e dei giaguari possono comunque essere distinte. Il caso del manto completamente nero come quello della classica pantera nera del Libro della Giungla è invece estremamente raro.
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Il lupo nero è un animale carnivoro. Nonostante abbiano un aspetto simile a quello dei cani, i coyote lupi si differenziano molto dai quattro zampe domestici. Il percorso che ha portato all’identificazione dei Sirius Black è stato lungo e meticoloso. Tutto è iniziato nel dipartimento del Var, dove le segnalazioni di avvistamenti di lupi dal mantello corvino si erano fatte sempre più frequenti. Inizialmente, la comunità scientifica aveva accolto la notizia con prudenza: in Europa, il melanismo nel lupo è estremamente raro e spesso viene associato a fenomeni di ibridazione recente con cani domestici, un evento che preoccupa i conservazionisti per il rischio di inquinamento genetico della specie selvatica.
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Per trasformare i sospetti in prove, gli esperti hanno messo in campo un arsenale tecnologico e naturalistico. Sono state utilizzate foto trappole, posizionate strategicamente lungo i sentieri di Sainte-Baume, che hanno catturato immagini nitide di più individui dal manto scuro che interagivano tra loro con dinamiche sociali tipiche di un branco strutturato. I ricercatori si sono fatti aiutare anche dai cani da rilevamento: unità cinofile specializzate sono state infatti impiegate per setacciare il territorio alla ricerca di tracce biologiche.

Il passaggio decisivo è stato infine l’analisi del Dna: attraverso il materiale organico raccolto nei laboratori di genetica è stato possibile mappare il profilo dei predatori. I risultati hanno sorpreso gli studiosi: i lupi neri della Provenza non sono ibridi di prima o seconda generazione. Il loro Dna corrisponde a quello del lupo europeo, confermando che si tratta di animali “puri” che hanno scelto questo angolo di Francia come loro habitat permanente.
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Il melanismo nei lupi è causato da una specifica mutazione genetica che, secondo studi precedenti, ha avuto origine da accoppiamenti tra lupi e cani avvenuti in un’epoca remotissima, migliaia di anni fa. Non si tratta quindi di un fenomeno legato al randagismo moderno, ma di un tratto genetico “conservato” che riemerge ciclicamente. In pratica, la natura ha integrato questa mutazione nel patrimonio genetico della specie selvatica, rendendola una variante fenotipica naturale.

Questo significa che i lupi neri di Sainte-Baume non sono una specie distinta, ma individui portatori di una mutazione che influenza la pigmentazione del mantello senza alterarne la natura selvatica o il comportamento. Per genetisti ed etologi, questo branco rappresenta un laboratorio a cielo aperto per studiare come il colore del mantello possa influenzare le strategie di caccia, la comunicazione sociale o il successo riproduttivo in ambienti forestali densi.
Lupi neri: dall’Europa all’America
Sebbene la Francia celebri oggi il suo primo branco nero, l’Italia gioca da tempo un ruolo centrale in questa ricerca. Già nel 2004, uno studio pionieristico intitolato “Occurrence of black wolves in the Northern Apennines, Italy” (pubblicato dai ricercatori Apollonio, Mattioli e Scandura sulla rivista Acta Theriologica) aveva documentato una presenza significativa di lupi melanici nell’Appennino settentrionale. Un branco è stato più volte ripreso in Val di Vara, come si vede nel video intitolato “I lupi neri della Val di Vara” disponibile al seguente link. L’Italia è stata, di fatto, il primo grande “serbatoio” di lupi neri in Europa, suggerendo che il fenotipo possa offrire dei vantaggi adattativi in determinati ecosistemi, come i fitti boschi appenninici dove un mantello scuro garantisce un mimetismo superiore durante le ore crepuscolari.
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In quell’area, i ricercatori stimarono che circa il 22-23% della popolazione di lupi presentasse un mantello nero. Anche in quel caso, le analisi genetiche confermarono che non si trattava di ibridazione recente. Ma se in Europa i lupi neri sono rari, oltreoceano la prospettiva cambia radicalmente. In Europa il lupo grigio ha dominato il paesaggio per millenni e il fenotipo nero è rimasto una rarità assoluta. Fino ad oggi, le segnalazioni nel Vecchio Continente erano sporadiche e raramente riguardavano un intero branco riproduttivo. In Nord America, in particolare nelle regioni settentrionali degli Stati Uniti e nel Canada, il lupo nero è una specie diffusa. Nel Parco Nazionale di Yellowstone, ad esempio, quasi metà della popolazione di lupi presenta il mantello melanico.
L’importanza della scoperta in Francia
La comparsa dei Sirius Black in Provenza apre nuove sfide per la conservazione. La scoperta francese è la prova che il gene del melanismo si sta stabilizzando in popolazioni selvatiche strutturate anche in territori dove prima era assente. Ma è anche la testimonianza della straordinaria resilienza e biodiversità del Canis lupus. La sfida per il futuro sarà monitorare la convivenza tra questo branco unico e le attività umane in una regione turistica e agricola come la Provenza. Proteggere i Sirius Black significa proteggere la capacità della natura di sorprenderci, mantenendo intatto quel velo di mistero che da sempre circonda il predatore più iconico delle nostre montagne. (di Elisabetta Guglielmi)