L’attrice Jennifer Lawrence è finita nella bufera social dopo le sue parole di disprezzo per il cane che ha morso la figlia.

Negli ultimi anni, la figura di Jennifer Lawrence è stata spesso associata a un’immagine di genuinità e schiettezza, un’antidiva capace di ridere dei propri inciampi e di rompere i protocolli ingessati di Hollywood. Tuttavia, le recenti dichiarazioni rilasciate dall’attrice durante la promozione del suo ultimo film, Die My Love, a New York, hanno sollevato un polverone mediatico che va ben oltre la semplice “caduta di stile”. Raccontando l’allontanamento del suo cane dopo un episodio di aggressività verso il figlio, Lawrence ha esposto una visione della convivenza con gli animali che oscilla tra il disprezzo e una profonda, preoccupante, superficialità educativa.
La polemica sulle dichiarazioni di Jennifer Lawrence: l’attrice di Hollywood detesta i cani dopo che il Chihuahua ha morso la figlia
L’attrice ha confessato di aver ceduto ai propri genitori la sua Chihuahua, ironicamente chiamata “Principessa Pippe Calzelunghe”, adottata da un rifugio nel 2017. Il motivo? Il cane ha morso il figlio Cy, di tre anni. Se la decisione di separare un animale dal nucleo familiare in caso di pericolo è una scelta comprensibile e talvolta necessaria, è il modo in cui la vicenda è stata narrata a scuotere l’opinione pubblica e gli esperti di comportamento animale. Nel 2017, la scelta di Jennifer Lawrence di adottare un cane da un canile era stata celebrata dai media americani, elevando l’attrice a icona “dog lover”.

Quell’adozione era diventata parte integrante del suo brand di persona “terrena” e compassionevole. Oggi, quella narrazione appare tristemente ribaltata. Le parole usate dall’attrice non descrivono un trauma familiare gestito con dolore, ma trasudano un’aggressività verbale che non risparmia l’intera specie canina.”È quasi come se non riconoscessi i cani in questo momento. Li vedo solo come una minaccia. Uno di loro ha morso mio figlio e mi ha fatto venire voglia di annientare tutti gli altri cani. Ho pensato: ‘Ti faccio fuori, tu e la tua fo***** famiglia e i tuoi fo**** amici. Chiunque ti somigli è morto’”.
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Queste frasi, pronunciate con l’intento di suscitare ilarità nel pubblico, rivelano una totale mancanza di consapevolezza riguardo alla dinamica sistemica di una famiglia che accoglie un animale. Quando un cane arriva a mordere un membro del suo “branco“, specialmente un bambino, siamo quasi sempre di fronte a un fallimento della supervisione adulta. Il problema centrale non è il morso in sé, ma l’incapacità di leggere i segnali che lo precedono. Un bambino di tre anni, per sua natura, non possiede gli strumenti cognitivi per comprendere i segnali di stress di un cane (come l’irrigidimento, il leccarsi il muso, o lo sguardo “a mezzaluna”). È compito del genitore fungere da mediatore e garante degli spazi.Troppo spesso, i cani di piccola taglia come i Chihuahua vengono trattati come sostituti dei bambini, privati della loro dignità di specie e costretti a interazioni invasive che ne minano la pazienza.

Se Jennifer Lawrence considerava “Principessa Pippe Calzelunghe” una sorta di bambola di pezza, è probabile che non abbia mai educato il figlio al rispetto dei tempi e dei luoghi di riposo dell’animale.Abbandonare (o cedere, che nella sostanza emotiva per il cane cambia poco) un compagno di vita dopo cinque anni senza una reale analisi delle proprie responsabilità è un messaggio pericoloso. Si passa l’idea che l’animale sia un oggetto intercambiabile: se “si rompe” o non risponde più alle nostre aspettative di docilità assoluta, può essere semplicemente rimosso e sostituito.
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A confermare questa visione che relega a oggetti gli animali domestici è la rivelazione successiva dell’attrice: l’adozione di un gatto, chiamato Fred. Anche in questo caso, le considerazioni “etologiche” della Lawrence lasciano interdetti. Ha definito i gatti come “str****”, sostenendo che la bellezza della specie risieda proprio in questo loro presunto carattere scontroso. Questa è la classica proiezione antropomorfica che danneggia gli animali. Definire un felino “str****” significa non comprendere la sua natura di predatore solitario, le sue necessità territoriali e le sue modalità di comunicazione, spesso molto più sottili di quelle canine. Se Fred dovesse reagire con un graffio a una provocazione del piccolo Cy o dell’altro figlio dell’attrice, quale sarà il suo destino? Verrà anch’esso spedito dai nonni o diventerà bersaglio di nuove battute sprezzanti sul palco di un talk show?

Perché le parole di Jennifer Lawrence sono così gravi? Perché la risonanza mediatica di una star globale modella la percezione comune. Ridere dell’idea di “annientare i cani nel mondo” o fare battute sul “mangiarli in Cina” normalizza l’idea che la violenza verbale e la dismissione degli animali siano reazioni accettabili alla nostra stessa negligenza educativa.L’introduzione di un bambino in una casa dove vive un animale deve avvenire per gradi, con consapevolezza e, se necessario, con il supporto di un educatore cinofilo. Non si tratta di “colpe”, ma di responsabilità. Definire un sistema familiare multi-specie come fallimentare non è un insulto, ma una diagnosi che richiederebbe umiltà e impegno, non sarcasmo da palcoscenico.
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Lawrence ha perso un’occasione preziosa. Avrebbe potuto usare la sua piattaforma per parlare della difficoltà di gestire bambini e animali, dell’importanza della sicurezza e di quanto sia doloroso dover fare scelte difficili quando l’equilibrio domestico si rompe. Invece, ha scelto la strada del cinismo, derubricando un essere vivente a fastidio eliminabile.La società moderna pretende che gli animali domestici siano peluche animati, privi di istinti e capaci di sopportare ogni tipo di stress ambientale. Quando la realtà bussa alla porta sotto forma di un morso o di un graffio, la colpa viene interamente scaricata sulla “bestia”. Gli animali non sono accessori della nostra immagine pubblica. Meriterebbero, invece, il rispetto della loro natura e una narrazione che non li trasformi in bersagli di un’ironia di cui non possono difendersi.