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Il gatto riconosce il suo padrone: come fa e quali sensi usa

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:45
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Come fa un gatto che riconosce il suo padrone? Se pensi che gli basti guardarlo, non è proprio così. Ecco cosa c’è da sapere.

Il gatto riconosce il suo padrone
Il gatto riconosce il suo padrone: come fa (Foto Pixabay)

Se pensiamo che il nostro gatto ci faccia le feste solo perché ci ha visti arrivare, potremmo sbagliarci. Il gatto sarà sì felice di vederci, ma potrebbe essersi già accorto della nostra presenza ben prima che noi varchiamo l’uscio di casa. Ecco quindi come fa un gatto che riconosce il suo padrone e quali sensi mette in moto per individuare proprio il suo umano. Ci potrà sembrare strano ma anche senza vederci, il micio sarà in grado di riconoscere colui che dà loro da mangiare, che li coccola e li fa sentire speciali.

Il gatto riconosce il suo padrone: una relazione che si è evoluta

Micio e bambina
Micio e bambina (Foto Pixabay)

Se facciamo un paragone tra cane e gatto, probabilmente sarebbero più frequenti le voci di cani che fanno le feste quando vedono il proprio umano e gatti che ‘sembrano’ rimanere indifferenti alla sua presenza. Nulla di più falso! La storia e l’evoluzione di questo felino ci insegnano che i gatti si sono evoluti riconoscendo le espressioni dell’uomo, ma anche il suo odore e il suono della sua voce. Come il cane, anche il micio ha subito un processo di addomesticamento progressivo che lo ha avvicinato all’essere umano.

In un certo senso il micio si è man mano adattato alla vita con l’uomo, e a tutti gli agi che comporta. Naturalmente questo ad un prezzo: quello di ‘smussare’ il suo carattere selvaggio ed essere più ‘domabile’ (Leggi qui: Educare il gatto: nozioni di base per l’addestramento di micio). Studi recenti hanno approfondito il carattere del gatto di casa, mettendolo a paragone con quello randagio. Si è scoperto che il micio è un animale non sociale ma relazionale: ciò significa che stabilisce relazioni affettive non soltanto con i suoi simili ma anche con esemplari che non appartengono alla specie animale, quella umana appunto.

Inoltre vi sono alcune specie di gatti che non sanno fare a meno dell’uomo, come ad esempio il Gatto Persiano: in questo caso la convivenza con l’umano appare fondamentale per la loro stessa sopravvivenza. Infatti se il contesto in cui vive è piacevole e soprattutto non noioso, il gatto starà benissimo e non soffrirà questa limitazione alla propria libertà.

Il gatto si sceglie il suo umano?

Il gatto e il bimbo
Il gatto e il bimbo (Foto Pixabay)

Questo è un vero e proprio dilemma per tutti coloro che scelgono di adottare un gatto (Leggi qui: Il gatto sceglie il padrone: in che modo lo fa e come capirlo). Coloro che credono che un’amicizia gatto-uomo sia più debole e meno intensa di quella tra un cane e il suo umano, probabilmente non hanno mai avuto un gatto. Questo felino riesce a dare calore e affetto esattamente come l’altro suo amico a quattro zampe. Ma come ‘sceglie’ il suo umano preferito in casa? Spesso i gatti capitano in contesti familiari con più umani, di tutte le età, ma solitamente vi è un elemento che avvicina il felino al ‘papabile’ padrone: il cibo.

Quindi basterà dargli da mangiare per farsi riconoscere e rispettare come padroni dal proprio gatto? Non solo, ma di certo è un ottimo elemento. La relazione tra i due sarà una sorta di ‘scambio’ di favori, così come è stato fin dal principio della loro convivenza: un gatto veniva accolto dall’uomo per tenere lontani topi e altri animali, il micio invece ‘tollerava’ la compagnia dell’umano in cambio di qualcosa da mangiare. Il problema di cacciare prede è sempre stato fondamentale per il micio che viveva in strada, quindi avere un umano che provvedesse e risolvesse questa sua occupazione necessaria per la sopravvivenza. Ma non basterà dargli del cibo, ma ci sono anche altri fattori che avvicinano un gatto ad un uomo piuttosto che a un altro.

Il gatto riconosce il suo padrone: ecco come fa

Il gatto riconosce il suo padrone
Il gatto riconosce il suo padrone (Foto Pixabay)

Se ogni animale domestico nella storia dell’umano è un’esperienza unica e meravigliosa, anche per il felino è la stessa cosa e riconoscerlo fa parte di questa bellissima relazione. Potrebbe riconoscerlo ad occhi chiusi, tanto è vero che non serve la vista: pensiamo a un gatto cieco, che non potrebbero fare altrimenti. Ogni uomo ha la sua voce, il suo modo di fare, e anche il suo odore: ed è con questi elementi che il micio riconosce il suo padrone.

La capacità del gatto va oltre il semplice riconoscimento del suo umano: si tratta di una conoscenza che va oltre, tanto da capire anche il suo stato d’animo e l’umore dell’umano. Tanto è vero che se siamo tristi o pensierosi, il micio di certo ci verrà accanto a farci compagnia. Il gatto deve sentirsi unico e speciale per il suo umano, e ricambia questa unicità anche nel suo atteggiamento. Di certo non tutti possono essere ‘padroni’ di un micio in casa, sebbene tutti potranno godere della sua compagnia.

I gatti dunque utilizzano anche olfatto e udito: possiamo dimostrarlo semplicemente notando l’atteggiamento del gatto quando sente i passi del padrone prima di aprire la porta di casa. Non si tratta solo di rumori ma anche di odori: i felini riconoscono gli umori come informazioni sull’ambiente circostante. Stesso discorso vale per la voce e a questo proposito è stato condotto uno studio specifico.

La voce del padrone per il gatto: lo studio giapponese

Un team di ricercatori dell’Università di Tokyo, condotto nel 2013, ha messo in luce come il gatto sia capace di riconoscere la voce del padrone rispetto a quella di un estraneo. L’esperimento è stato condotto su un numero di esemplari felini cui è stata fatta ascoltare una serie di voci che chiamavano il loro nome.

Tra queste voci vi era naturalmente anche quella del loro padrone: ebbene è emerso che la maggior parte dei gatti ha ignorato le altre voci estranee e ha riconosciuto solo quella del padrone. E lo ha dimostrato contraendo le orecchie. Questo studio ha dimostrato quindi per l’ennesima volta, che un micio non ha alcun bisogno di vedere in faccia il suo padrone per riconoscerlo ma sarebbe in gradi di distinguerlo anche in mezzo a tanti altri umani.

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Francesca Ciardiello