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Basta mettere in ridicolo gli animali nei manifesti pubblici

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Basta mettere in ridicolo gli animali nelle pubblicità

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Animali allevamento

Il diritto degli animali non può prescindere dal rispetto. Non solo molte specie sono sfruttate per la catena alimentare, vittime di maltrattamenti negli allevamenti, durante il trasporto e infine di crudeltà al macello.

Tutto questo per poi essere ridicolizzati nelle pubblicità che promuovano un marchio o un prodotto.

Questo ridicolizzare gli animali è un’assuefazione con la quale si genera un processo di desensibilizzazione dal quale deriva una mancanza di rispetto per l’animale.

“Li uccidono legalmente. Li mangiano legalmente. Ma deriderli no, rappresentarli felici di finire in padella o allo spiedo, no”, scrive la Lav in una nota, accogliendo favorevolmente la nuova delibera del Comune di Perugia a tutela del diritto degli animal con la quale vieta immagini offensive con gli animali nei manifesti.

“Grazie a un articolo fortemente voluto dalla nostra sede LAV di Perugia, il nuovo Regolamento comunale per la tutela degli animali prevede nel capoluogo umbro, in via innovativa a livello nazionale, uno specifico articolo – il 6 comma 30 – che fa divieto di utilizzare immagini di animali in forma gratuitamente offensiva degli stessi nella esposizione di manifesti pubblici”.

La nuova ordinanza prevede sanzioni con una somma fino a 500 euro.

Secondo quanto scrive la Lav, “la richiesta era nata quattro anni fa a seguito della segnalazione della pubblicità di una sagra locale che, come tante, riportava l’immagine di una maialino sorridente, soddisfatto di essere sul fuoco per trasformarsi in braciole. L’indignazione di diversi cittadini, non necessariamente vegani, si è trasformata in una richiesta di cambiamento normativo”.

Un piccolo passo simbolico per la Lav che auspica sia d’esempio per le altre città e a livello nazionale.

Anche se la norma “non può dare la vita a questi animali – cosa che possono fare le nostre decisioni come consumatori – ma almeno non sarà più considerata normale, anzi vietata, la loro esposizione alla berlina nella comunicazione pubblicitaria”. Conclude la Lav.

Diversi casi piuttosto raccapriccianti portarono ad esempio il Comune di Napoli a vietare l’esposizione di animali vivi nel periodo di Pasqua. Vicende come le commesse di Carrefour che si divertirono a scattare fotografie con agnellino sul banco del macello è una prova di come venga a mancare il rispetto per queste creature destinate fin dalla nascita allo sfruttamento e condannate a morte.

C.D.

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