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Il rifugio che si prende cura di 700 cani con traumi passati

Un rifugio si prende cura, con tanto di cibo, medicine e altri strumenti, di 700 cani che hanno avuto diversi traumi passati e anche presenti. Ora, però, la pandemia ha peggiorato le cose e l’aiuto che cercano è di fondamenta vitalità.

Rifugio 700 Cani
Il rifugio che ospita i 700 cani in Turchia (Facebook)

Alcuni progetti prendono vita perché intorno a essi si formano necessità e bisogni. Quasi sempre vengono costruiti per dare un contributo, un aiuto e una speranza a chi nella vita ne ha avute davvero poche oppure non ne ha avute per niente. Altri ancora, invece, hanno vissuto i non-luoghi, ove tutto c’era, tranne che una buona armonia. È così che si è venuto a formare un rifugio, in Turchia, che a oggi ospita ben 700 cani. Tutti quanti con traumi passati o presenti, passati sotto ogni forma di crudeltà: violenza, abusi, maltrattamenti e abbandoni. Ora, i proprietari, chiedono un aiuto, perché la pandemia sembra aver dato un colpo quasi letale alla struttura.

Gli effetti della pandemia: il rifugio che ospita i 700 amici a quattro zampe rischia di rimanere “vuoto”

Rifugio 700 Cani
I cani vicino le loro cucce nel rifugio (Facebook)

I progetti che puntano ad apportare del bene e un aiuto dovrebbero essere finanziati, sempre, dallo Stato. Ricordiamoci, tutti assieme, che lo Stato, soprattutto nei Paesi sviluppati, è formato da noi cittadini e dai soldi che diamo in tasse, giuste, che escono dai nostri stipendi. Nessuna polemica, anzi, un modello perfetto quello delle tasse. Ma deve essere indirizzato nei settori giusti.

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E quali altri settori se non quelli che contribuiscono a rendere una società migliore sotto tanti punti di vista? Questa domanda dovrebbe essere posta a Volkan Koc e Emre Kapan, che 11 anni fa hanno aperto un piccolo rifugio, ad Ankara, capitale della Turchia, e che a oggi ospita ben 700 cani, con traumi passati. Il posto si chiama Patilikoy, che potremmo tradurre in Città degli Animali.

In tempi di pandemia, però, le visite sono calate e in un’intervista hanno rilasciato queste parole: “Questi sono progetti che hanno bisogno di essere vissuti, toccati con mano, esplorati, perché non trovano mai spazio nei luoghi della pubblicità”. E già questo la dice lunga sulle disposizioni di uno Stato, onesto e competente, senza attaccare qualcuno in particolare, ma facendo una riflessione globale.

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Gli ideatori di questo progetto, che aiuta a trovare casa a tanti nostri amici a quattro zampe tolti anche dalla strada, chiedono un contributo, anche minimo, sia anche riversato su cibo e alcune medici essenziali, per poter continuare a curare questi animali. I pochi soldi dei privati non bastano più, soprattutto in tempi come questi, ove il periodo pandemico sta mettendo KO intere economie. Non è, forse, anche tempo di indirizzare quel “mostro” chiamato pubblicità verso dei seri progetti?

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