Home Cronaca Colonie feline, vietato alimentare gatti per strada: la nuova moda dei sindaci

Colonie feline, vietato alimentare gatti per strada: la nuova moda dei sindaci

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cibo gatti strada
Colonie feline

Sindaco vieta di dare da mangiare ai gatti randagi

Ogni tanto, insorgono nuove ordinanze che mirano a colpire i nostri animali domestici. A cominciare dalle battaglie dei sindaci contro la pipì dei cani per cui in alcuni comuni è stato introdotto l’obbligo di pulirla con l’acqua.

Ultimamente, si è invece scatenata la moda di vietare di dare da mangiare ai gatti di strada.

Parola d’ordine? Pubblico decoro e igiene.

Altro che abusivismo edilizio, scarsa manutenzione stradale o raccolta dei rifiuti. A ledere il decoro pubblico sarebbero i felini domestici che popolano le strade.

Anche se vi è una legge che tutela le colonie feline, l’iter è sempre burocratico e fin tanto qualche buon anima non si decida a presentare la richiesta e che venga accettata, quei gatti di paese, non sono tutelati.

In tal senso, per i primi cittadini è più facile colpire i gatti che proteggerli, come se fossero il problema di tutti i mali. Un po’ come in una caccia alle streghe, queste ordinanze, con le quali si vieta di alimentare i gatti di strada, sembrano diversivi, utilizzati da alcune giunte per trovare consenso tra cittadini intolleranti.

Dopo il caso del Comune di Stroncone, in provincia di Terni dove una bambina di 12 anni è riuscita a vincere la battaglia contro il sindaco che aveva imposto un tale divieto, ecco che spunta il caso di Cocullo, in provincia dell’Aquila.

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Diveto cibo gatti per strada

La località abruzzese è nota per il rito dei Serpari in occasione della festa di San Domenico. Da oggi, sarà invece nota per l’ordinanza del Sindaco Sandro Chiocchio che vieta la somministrazione di alimenti ai gatti. In tal modo, la giunta spera di limitare il proliferare del randagismo in paese, in particolare nelle vie del centro storico.
Secondo l’amministrazione, la colpa è dei cittadini che si prendono cura dei gatti e li nutrono, lasciando del cibo per strada. I gatti proliferano e sporcono il centro.
Questo comportamento viene sottolineato nell’ordinanza “da luogo a seri problemi di carattere igienico-sanitario”.

“Nonostante antiestetiche e anacronistiche lettiere, il problema non solo resta irrisolto, ma si è addirittura aggravato. E sono in aumento le proteste e lamentele di cittadini, letteralmente nauseati dal cattivo odore diffuso dai bisogni sparsi ovunque dai felini”.

Colonie feline tutelate

Immediato l’intervento di Walter Caporale, presidente di Animalisti Italiani onlus, che chiede la revoca del provvedimento.

“Il sindaco di Cocullo deve annullare immediatamente l’ordinanza emessa contro i gatti randagi. Se non lo fa daremo mandato ai nostri legali di procedere ai sensi di legge contro la sua persona denunciandolo alle autorità competenti per maltrattamento di animali”. Scrive Caporale.

 Il presidente ai Animalisti Italiani Onlus ricorda che “l’ordinanza è illegale, le colonie feline sono tutelate dalla legge 281 del 1991 che vieta a chiunque di maltrattare i gatti che vivono in libertà”.

Il problema del randagismo, ribadisce Caporale “si previene attraverso la sterilizzazione. La responsabilità è dell’autorità sanitaria competente per il territorio”.

Ordinanze simili, sono crudeli. “Imporre il digiuno è illegittimo se non crudele, è quanto viene stabilito da sentenze pronunciate dal Tar Lazio e dal Tar Puglia. I comuni non possono vietare la somministrazione di alimenti a cani e gatti randagi con contenitori sulle aree pubbliche”.

Dichiara il presidente di Animalisti Italiani che evidenzia come il provvedimento del sindaco sia in realtà “privo delle condizioni richieste dalla legge per essere riconosciuto giuridicamente valido per difetto di istruttoria e di motivazione, poiché non avrebbe fornito alcuna prova o studi sui ‘seri problemi di carattere igienico-sanitario’, e tanto meno non risulterebbe che abbia richiesto un parere all’Asl, organismo deputato alla sorveglianza sul fenomeno del randagismo”.

Ovviamente, il primo cittadino si è difeso, spiegando che il divieto si applica solo alle strade prive di verde.

Chiocchio ha poi cercato di fare leva sul senso di responsabilità, “sfido chiunque a lasciare in bambini giocare in strade così ridotte”. Insomma, secondo quanto sostenuto dal Sindaco si tratterebbe di un’ordinanza che scaturisce da una situazione insostenibile sulla quale la giunta sarebbe intervenuta da molto tempo con diverse strategie, prima di arrivare a questa ordinanza più drastica.

“Avendo tentato per lungo tempo di sensibilizzare in ogni modo a limitare l’eccessivo nutrimento dei gatti in quelle aree, e avendo addirittura posizionato delle apposite lettiere lungo le suddette vie, ad oggi la situazione è diventata insostenibile, nonostante la continua pulizia”.

Per il Sindaco è sufficiente spostare di qualche decina di metri, i luoghi nei quali nutrire i gatti randagi.

Gatti per strada una risorsa

Quello che emerge da situazioni di questo tipo è l’intolleranza e l’incomunicabilità nonché, come ha ben sottolineato il presidente di Animalisti Italiani Onlus, la scarsa tutela di questi animali da parte delle amministrazioni che preferiscono imporre divieti anziché applicare le normative vigenti al riguardo.
In poche parole, è più facile far sparire i gatti dalla strada che occuparsi della loro sterilizzazione e di monitorare le colonie. E’ più facile copiare le altre giunte, piuttosto che trovare personale competente che ha prospettive per uno sviluppo e idee con progetti innovativi.

In alcuni paesi, la presenza di questi felini per le strade sono una risorsa. Dai bar, alle biblioteche arrivando ai cinema con i gatti.

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I gatti di Roma ad esempio sono diventati noti in tutto il mondo e sono ormai un’attrattiva turistica.

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Anche in Giappone, molte località hanno sfruttato la risorsa “gatti” come attrazione.
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Mentalità che si scontrano laddove dovrebbe prevalere il buon senso civile, la tutela degli animali e forse un po’ di fantasia per creare luoghi meno tristi, senza vita, anche per i bambini.

C.D.

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