Tra bombe, paura e macerie, il cane Beatrice ha imparato cosa significa resistere in Ucraina

La storia del cane Beatrice sfuggito alle macerie della guerra in Ucraina: la nuova vita della quattro zampe in una famiglia in Italia che ha scelto di adottarla.

la nuova vita della cagnolina Beatrice
La storia della cagnolina Beatrice salvata dalle macerie e dalle bombe della guerra in Ucraina (Foto -amoreaquattrozampe.it)

Esistono storie che sembrano scritte dal destino, intrecci di vite che attraversano confini geografici e barriere emotive per trovarsi esattamente dove devono essere. Quella di Beatrice non è solo la cronaca di un’adozione internazionale; è il racconto di come la resilienza di un quattro zampe possa incontrare la determinazione di una donna che crede nel potere della compassione. Beatrice, una cagnolina dal musetto che ricorda una volpe e dagli occhi carichi di malinconia ma anche dolcezza, è arrivata a Pinerolo portando con sé le cicatrici invisibili del conflitto in Ucraina, per trasformarle in una nuova, vibrante quotidianità.

La cagnolina Beatrice salvata dalle macerie in Ucraina e adottata da una famiglia in Italia: la storia a lieto fine della quattro zampe

La storia di Beatrice inizia tra le macerie e l’incertezza di una terra martoriata da una guerra che dura da ormai quattro anni, ma approda in Italia grazie a un appello digitale. È il 9 dicembre quando la signora Nadia, sfogliando lo speciale di fine anno “31 buoni propositi per il 2026” pubblicato su La Zampa, incrocia quello sguardo. Non è un incontro del tutto inedito: Nadia aveva già intravista in un video la cagnetta, un frammento di immagini che le era rimasto impresso nel cuore prima di svanire nel mare magnum del web. Ritrovarla tra le pagine di un giornale è stato il segnale definitivo.

la nuova vita della cagnolina Beatrice
Il cane salvato dalla guerra in Ucraina ha trovato una nuova famiglia in Italia (Foto -amoreaquattrozampe.it)

La reazione è stata immediata. In un mondo dove spesso si rimanda, Nadia ha capito che il tempo per Beatrice era adesso. La conferma della volontaria Kashia – “Mi stanno chiamando tutti oggi!” – ha solo aggiunto urgenza a un desiderio che aveva da mesi. Nadia, infatti, cercava di allargare la famiglia con l’adozione di un cane già dall’estate scorsa, passando attraverso tentativi falliti e delusioni. La donna racconta infatti di aver provato ad adottare una cagnolina del Sud Italia rimasta per due anni confinata su un balcone, ma la famiglia di stallo aveva poi deciso di tenere la quattro zampe. Ma ogni porta chiusa non faceva che condurre verso Beatrice.

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Per Nadia, accogliere un cane proveniente dall’Ucraina non è stata solo una scelta affettiva, ma un vero e proprio atto politico e umanitario. “Sono molto vicina all’Ucraina, ho molti amici che vivono là e so bene quale sia la situazione”, spiega con la fermezza di chi ha viaggiato il mondo e ne conosce le asperità. In un’epoca di grandi dibattiti e spesso di inerzia, offrire una casa a chi fugge dall’orrore diventa un modo tangibile per opporsi alla distruzione. Non sono mancate, come spesso accade, le voci critiche. Il classico ritornello del “perché andare fin là quando i canili italiani sono pieni?” ha sfiorato anche questa storia.

la cagnolina Beatrice
La cagnetta di nome Beatrice vive la sua nuova vita in Italia insieme a una famiglia adottiva lontana dalle macerie della guerra in Ucraina (Foto -amoreaquattrozampe.it)

Ma Nadia risponde con la profondità della filosofia buddista: l’obiettivo è togliere sofferenza laddove ce n’è di più, senza porre confini alla solidarietà. Chi ama gli animali, sostiene, finisce inevitabilmente per comportarsi in modo più umano con tutti. Beatrice è arrivata nella sua nuova casa il 20 dicembre, proprio nel bel mezzo del clamore natalizio. C’era il timore che i botti, i fuochi d’artificio e il trambusto delle feste potessero scatenare i traumi vissuti sotto i bombardamenti. Invece, Beatrice ha sorpreso tutti con la sua pacatezza. Tuttavia, la memoria del corpo e della mente non svanisce del tutto: per chi ha conosciuto la guerra, il cielo non è mai solo una distesa azzurra.

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Mentre i droni sono un ricordo lontano, a Pinerolo è il rumore degli elicotteri diretti al vicino ospedale a farle alzare il muso con sospetto. È un riflesso condizionato, un’eredità del conflitto che Nadia accoglie con pazienza. Beatrice non è “rotta”, è solo una testimone di eventi più grandi di lei che sta imparando di nuovo a fidarsi dell’orizzonte. L’inserimento in famiglia ha visto Beatrice confrontarsi con Balù, un cane “vecchietto” di 15 anni adottato anni prima in Belgio, quando Nadia viveva a Bruxelles. L’incontro tra il veterano del rifugio di Liegi e la profuga ucraina è stato un delicato gioco di equilibri.

la cagnolina Beatrice
Gli occhi della quattro zampe subito dopo l’adozione e il salvataggio dalla guerra in Ucraina (Foto -amoreaquattrozampe.it)

Sebbene Balù, con la tipica burberità dei cagnolini anziani, a volte chieda i suoi spazi, Beatrice si è dimostrata estremamente protettiva e affettuosa nei suoi confronti. Ma la vera sorpresa è stata la capacità di Beatrice di leggere le fragilità umane. In un periodo di grandi cambiamenti per la famiglia — tra cui un trasloco in una casa senza barriere architettoniche per agevolare la deambulazione del marito di Nadia e della madre anziana — la cagnolina ha mostrato un’empatia straordinaria. “Mio marito e mia madre hanno problemi di deambulazione e lei ha subito capito come comportarsi. Mostra una sensibilità che non era scontata, dato il suo passato”, ha commentato la donna.

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Questa “vitellona” (come la definisce affettuosamente Nadia per il suo modo un po’ irruento di giocare con gli altri cani) sa trasformarsi in una creatura di estrema delicatezza quando si accosta a chi è in difficoltà fisica. Il trasloco del 2 febbraio è stato l’ultimo banco di prova. Cambiare casa, abitudini e spazi nel giro di poche settimane avrebbe potuto destabilizzare qualunque animale, a maggior ragione uno con un passato da rifugiato. Eppure, Beatrice “non ha fatto una piega”. Si è adattata alla nuova routine, al giardino e all’assenza di quelle scale interne che, nei primi giorni, le facevano così tanta paura.

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Oggi, Beatrice è il simbolo di una rinascita che riguarda l’intero nucleo familiare. Nonostante gli amici sconsigliassero a Nadia di prendersi un ulteriore impegno in un momento già complicato per la salute del marito, la realtà ha dimostrato l’esatto opposto: Beatrice non è stata un peso, ma un motore di gioia e un supporto emotivo silenzioso quanto potente. Dalle macerie dell’Ucraina alle colline piemontesi, questa cagnolina ha percorso migliaia di chilometri per ricordare a chi incontra che la vita può sempre ricominciare, a patto di trovare qualcuno che sappia guardare oltre le cicatrici. (di Elisabetta Guglielmi)

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