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Nanismo del gatto: di cosa si tratta e come riconoscerlo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:43
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Sebbene sia un raro, tutti i mammiferi possono soffrirne, cani e gatti compresi. Come riconoscere il nanismo del gatto e tutte le razze che non crescono.

Nanismo del gatto
Nanismo del gatto: quando si verifica questa condizione nel felino (Foto Pixabay)

Come l’uomo, anche i nostri amici felini possono soffrire di nanismo, benché si tratti di una condizione piuttosto rara. Solitamente questo problema colpisce solo una parte di questi felini, ovvero gli arti che restano di una lunghezza ‘limitata’ e non crescono. Dopo aver dato qualche elementare accenno scientifico del nanismo, si passerà ad analizzare tutte le razze di gatti che non cresceranno mai e resteranno sempre di ‘dimensioni contenute’. Tutto quello che c’è da sapere sul nanismo del gatto, come riconoscerlo e convivere con questo problema.

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Gatto nano: qualche accenno scientifico

Bombay
Esemplare di gatto Bombay (Foto Pixabay)

Come per tutti i mammiferi, anche i felini possono essere affetti da nanismo che, in medicina, è conosciuto con la definizione di iposomatotropismo ovvero nanismo ipofisario nel gatto. Si tratta di un problema causato da una produzione anomala dell’ormone della crescita, contenuto nella ghiandola pituitaria. Benché si verifichi raramente non è impossibile che un gatto possa restare piccolo, ma in che senso? Quando diciamo che un gatto è nano ci si riferisce a un felino i cui arti sono più corti del normale. Questi animali hanno dunque uno sviluppo limitato ma nell’aspetto (non nelle dimensioni) sono del tutto identici ai loro simili. Ciò significa che la loro vita si svolge esattamente come per qualsiasi altro esemplare felino, con le medesime abitudini alimentari e soffrono delle stesse patologie.

Cosa accade alle ossa feline in caso di nanismo del gatto? Alla vista appaiono anomale, almeno come grandezza (Leggi qui: Ossa rotte nel gatto: le causa, i sintomi e il trattamento). Si tratta di un difetto ereditario che colpisce la saldatura della cartilagine delle ossa: in questo caso si parla di ‘nanismo morfologico’. Gli arti quindi restano più corti, mentre il resto del corpo si sviluppa normalmente. Se si tratta invece di ‘nanismo endocrino’, quando vi è una disfunzione dell’ipofisi, manca l’ormone della crescita perché non viene prodotto. Anche in questo caso si tratterebbe di un problema ereditario. Sarebbe buono conoscere la ‘storia familiare’ del gatto per poter escludere l’eventualità di questo problema.

Nanismo del gatto: segnali e cause

Zampe corte
Zampe corte del felino (Foto AdobeStock)

Sebbene sia un fenomeno raro da riscontrare nei gatti, può accadere che un felino lo abbia ereditato dai genitori e dai nonni. Solitamente se uno dei due genitori è portatore del gene dell’osteocondrodisplasia e può anche non avere ‘sintomi evidenti’ di nanismo, o dwarfismo). I segnali di nanismo possono essere diversi e non colpire necessariamente solo le ossa degli arti: infatti vi sono casi di gatti con una testa più grande rispetto al resto del corpo, altri con una dentatura storta (Leggi qui: 7 Problemi comuni dei denti del gatto: quali sono e cosa fare)o un naso sproporzionato rispetto al resto della faccia.

Quando si verifica nei gattini, solitamente le loro articolazioni appaiono grandi ma le dimensioni non raggiungono la lunghezza ‘normale’. Anche la spina dorsale sembra curvarsi da un lato e le zampe anteriori tendono a creare una curva verso l’esterno.

Le cause più frequenti di nanismo sono solitamente:

  • il mancato sviluppo della ghiandola pituitaria,
  • tumori della suddetta ghiandola,
  • malattie infettive delle medesima.

Anche all’interno della stessa cucciolata possono verificarsi casi isolati di nanismo, quindi un cucciolo crescerà meno rispetti ai suoi fratelli. E ce ne accorgeremmo anche perché quest’ultimo sarebbe meno ‘ricettivo’ agli stimoli che gli arrivano dall’esterno.

E’ pericoloso il nanismo del gatto?

La risposta è: dipende! Un gatto nano ha le stesse possibilità di vivere a lungo come i suoi simili ma al contempo può sviluppare anche le medesime malattie con gli stessi rischi. Se si tratta di osteocondrodisplasia è necessario valutare il problema con test opportuni ed esami approfonditi. Non esistono cure per problemi del genere. Anche se si tratta di nanismo ipofisario, molti gatti non cresceranno regolarmente né nelle dimensioni esterne né per quanto riguarda gli organi interni. Anche in questo caso non esiste cura. Il fatto che non ci siano rimedi a questa condizione non significa che i gatti nani siano destinati a morire prima degli altri: nel caso in cui non riuscissero a svolgere le attività quotidiane, ci si potrebbe attrezzare in modo alternativo.

Cos’è il nanismo selettivo

Dalla metà del XX secolo, è nato un vero e proprio commercio di razze affette da nanismo. Da allora sono stati proprio gli allevatori a selezionare le razze di gatti piccoli per dare vita a mutazioni genetiche nei loro allevamenti. Pensiamo ad alcune razze di gatti, come ad esempio il Munchkin, riconosciuto come ‘gatto nano’ dalla International Cat Association viene fatto accoppiare con altre razze di gatti piccoli. La polemica sollevata dalle varie associazioni in difesa dei felini si centra sulla alta probabilità che hanno questi gatti di sviluppare malattie genetiche.

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Nanismo del gatto: le razze nane

Nanismo nel gatto
Nanismo del gatto: Munchkin (Foto AdobeStock)

Vediamo ora quali sono tutte le razze di gatti che non cresceranno mai e che rimarranno sempre di dimensioni ‘tascabili’.

  • Gatto Munchkin: considerato il ‘capostipite’ di tutti i gatti nani, questo felino è celebre per le sue zampe corte, problema causato da un gene recessivo. Il resto del corpo appare di dimensioni normali. Quindi resta piccolo ma robusto nelle sue dimensioni che non superano solitamente i 33 cm e un peso che oscilla tra i due e i quattro kg.
  • Gatto Singapura: famoso per essere un gran giocherellone e ama stare in compagnia. Si adatta quindi molto bene alla vita familiare e anche alla convivenza con i suoi simili. Si tratta di un esemplare molto attivo, che ama arrampicarsi su mobili e superfici (Approfondisci qui: Il Singapura: una bellezza orientale).
  • Dwelf: nato da un incrocio tra Munchkin, Sphynx e American Curl, questo felino non ha pelo e ha un corpo muscoloso e robusto. Le zampe anteriori sono più corte rispetto a quelle posteriori: ha la coda lunga e ha delle orecchie curve, che ricordano quelle di un elfo (da qui il nome).
  • Bombay: di colore nero, questo gatto viene spesso considerato la ‘pantera dei gatti’. Si distingue per il mantello scuro e corto, lucido, e ha un peso che oscilla tra i 4 e i 5 kg. Infatti è stato proprio un allevatore, Nikki Horner, a creare questa razza per favorire questa somiglianza. Solo nel 1976 la razza è stata riconosciuta dalla Cat Fanciers Association.
  • Genetta: gatto nano, i cui primi esemplari sono molto recenti. Pare che solo nel 2006 questo felino sia nato dall’incrocio di Muschkin, Bengala e Savannah. Si distingue per le zampe corte, il corpo lungo e le orecchie tonde. Inoltre ha una coda molto lunga rispetto al resto del fisico.
  • Lambkin: sempre frutto di incroci, stavolta tra Munchkin e Rex Selkirk. Si riconosce per il pelo lungo, riccio e opaco, che lo fa sembrare simile ad un ovino.
  • Ceylon: il nome deriva dall’isola dello Sri Lanka, da dove proviene. Ha fatto la sua comparsa sul mercato europeo nel 1964. Sebbene si tratti di un felino dall’aspetto delicato, in realtà ha un corpo molto forte e robusto, consistente nei suoi 5-10 kg di peso.

F.C.